Inserito da: federicologiudice | Maggio 16, 2009

L’integrazione sul campo di pallone

 

La formazione della Lupo Martini

La formazione della Lupo Martini

di Federico Lo Giudice

WOLFSBURG – La ISC Lupo è la prima squadra di calcio italiana nata in Germania negli anni ‘60, a pochi passi dagli stabilimenti della Volkswagen a Wolfsburg. La sua storia dimostra come lo sport sia un ottimo mezzo di integrazione.

Erano gli anni dell’immigrazione, in cui tanti nostri connazionali lasciavano l’Italia per cercare lavoro all’estero. Gli anni in cui a pochi passi dagli stabilimenti della Volkswagen sorgeva il “campo” composto da una serie di baracche in legno dove vivevano gli italiani che costruivano i maggiolini. Tanti volti e storie diverse, ma spesso con una passione comune: il calcio. E così nacque la Lupo, la squadra che iniziò a rappresentare gli italiani che vivevano a Wolfsburg.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italgermania/2009/090515_pallone.phtml

(Andato in onda il 15 maggio 2009 su Radio Colonia)

Inserito da: federicologiudice | Maggio 4, 2009

Un ambasciatore in tuta e scarpette

 

Nello Di Martino

Nello Di Martino

di Federico Lo Giudice

BERLINO – Nello di Martino è in Germania dal 1971. E’ stato il primo calciatore italiano a venire a giocare nella Bundesliga, da quando cioè fu chiamato a difendere la porta dell’Hertha Berlino.

Dopo un brutto infortunio che gli stronca la carriera, Nello di Martino si inventa un nuovo lavoro: l’allenatore dei portieri. Ma la sua storia è ricca di altre “invenzioni” che lo hanno reso molto noto fra gli italiani di Berlino. Nel 2006 la Fifa lo nomina “Team Liaison Officer”, responsabile dell’organizzazione della presenza della Nazionale italiana in Germania in occasione dei mondiali di calcio. Incarico che gli ha permesso di vivere insieme agli Azzurri e nella sua Berlino la vittoria del mondiale. E ora, anche grazie al suo contributo, l’Hertha potrebbe vincere il campionato.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/italgermania/2009/090429_demartino.phtml

(Andato in onda il 29 Aprile 2009 su Radio Colonia)

Inserito da: federicologiudice | Marzo 12, 2009

Torna di moda il baratto

Flavia Muzi Falconi

Flavia Muzi Falconi

di Federico Lo Giudice

Chiamatelo “swap”, scambio o baratto: il risultato è un cambio di look gratis e qualche ora divertente passata con le amiche. Introdotto a Londra e New York, il fenomeno “swap party” è sbarcato anche a Roma.

Tutti i nostri armadi vedono, negli anni, accumulare un numero più o meno elevato di vestiti e accessori che in un modo o in un altro siamo consapevoli non indosseremo mai più, o che magari non abbiamo proprio mai utilizzato e che sono stati semplicemente frutto di un raptus in una periodica visita all’outlet. Difficilmente si riesce a separarsene, specie se i capi in questione sono comunque griffati.

Per tutto questo o per semplice divertimento, anche a Roma, sta iniziando a diffondersi la moda dello “swap Party”. Un momento organizzato ad hoc per incontrarsi, meglio se tra amiche e conoscenti, e votato allo scambio di abiti e accessori.

http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/zapping/2009/090311_baratto_300.mp3

(Andato in onda 11 Marzo 2009 su Radio Colonia)

 

Inserito da: federicologiudice | Gennaio 31, 2009

Trastevere, il quartiere che sta scomparendo

 

Porta Settimana Trastevere

Porta Settimana Trastevere

di Federico Lo Giudice 

Famoso come uno dei rioni più antichi e caratteristici di Roma, Trastevere oggi sta perdendo molte delle sue antiche sembianze. E chi resta, si deve adeguare.

ROMA –  Povera Roma, povero Trastevere: ristoranti, alberghi, discoteche e negozi all’ultima moda. Trastevere non è più il centro storico di un tempo, una metamorfosi che sta spingendo molti dei residenti ad abbandonare questo luogo ricco di memoria e tradizioni. La gente che ancora vuole restare, si tratta soprattutto delle vecchie generazioni, deve affrontare i problemi legati alla speculazione edilizia, al turismo di massa e all’indifferenza delle istituzioni che stanno abbandonando il quartiere ad un lento ma inarrestabile degrado.

http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/zapping/2009/090128_trastevere_330.mp3

 

(Andato in onda il 28 gennaio 2009 su Radio Colonia)

 

Inserito da: federicologiudice | Gennaio 22, 2009

Colonia, completato acquisto del ghanese Boateng

Derek Boateng

Derek Boateng

KÖLN -  I Colonia ha completato l’acquisto del centrocampista ghanese Derek Boateng dal Beitar Gerusalemme. Il 25enne, che ha anche giocato in Svezia e in Grecia, ha firmato un contratto di quattro anni e mezzo con il club tedesco. Boateng si allena già col Colonia dall’inizio dell’anno. Il campionato tedesco riprenderà il prossimo weekend.

Inserito da: federicologiudice | Gennaio 22, 2009

Storico scopre ultimo laboratorio dell’Angelo della morte

Mengele

Mengele

LONDRA – Gli esperimenti di Josef Mengele – il medico di Auschwitz che usando gli ebrei come cavie studiò come creare una pura razza ariana e propagarla più velocemente tramite i parti gemellari – hanno portato i loro frutti in un remoto villaggio del Brasile. È questa la scioccante teoria contenuta nel libro di uno storico argentino, che analizza lo strano caso di Candido Godoi, un paese dove da una gravidanza su cinque nascono gemelli, la maggior parte dei quali biondi e con gli occhi azzurri. Secondo Jorge Camarasa, questo il nome dello storico autore di ‘Mengele: the Angel of Death in South Americà – libro da poco uscito nel Regno Unito ed il cui contenuto oggi è riportato dal Daily Telegraph – Mengele, fuggito in Sud America nel 1949, durante i primi anni Sessanta si recò più volte a Candido Godoi, fingendosi prima veterinario e poi offrendo cure mediche alla popolazione, in particolare alle donne. Dopo aver intervistato gli abitanti del villaggio, Camarasa è giunto alla conclusione che Mengele proseguì nel paese brasiliano gli esperimenti sui gemelli cominciati in Germania. «Credo che Candido Godoi sia stato il laboratorio di Mengele», ha dichiarato Camarasa al quotidiano. «Le testimonianze raccontano delle sue visite alle donne, di come abbia seguito le loro gravidanze curandole con nuovi tipi di medicinali e preparati e che abbia parlato di inseminazione artificiale sugli esseri umani», ha proseguito. Molti degli abitanti di Candido Godoi hanno di lui un buon ricordo. «Ci disse che era un veterinario. Ci chiese delle malattie che avevano i nostri animali e ci disse di non preoccuparci, che le poteva curare. Sembrava una persona di cultura e dignitosa», ha raccontato un allevatore allo storico. «Diceva che poteva inseminare artificialmente le mucche e gli esseri umani, una cosa che credevamo impossibile a quei tempi», ha ricordato un altro allevatore interpellato da Camarasa. Cercando di risolvere il mistero dei gemelli, un ex sindaco del paese, il medico Anencia Flores da Silva, aveva già intervistato centinaia di abitanti del villaggio scoprendo che molti dicevano di essere stati curati da un medico itinerante che si faceva chiamare Rudolf Weiss. «Nelle testimonianze che abbiamo raccolto, molte donne dicevano di essere state curate da lui. pare fiosse una sorta di medico di campagna che andava di casa in casa», ha detto da Silva. Dopo la sua fuga dalla Germania, Mengele si era stabilito dapprima in Argentina, ma dopo la cattura di Adolf Eichmann da parte dei servizi segreti israeliani era stato costretto a riparare in Paraguay e poi in Brasile, dove è morto nel 1979. «Nessuno sa con certezza quando Mengele sia arrivato a Candido Godoi – ha detto Camarasa – ma la prima coppia di gemelli è nata nel 1963, l’anno in cui abbiamo le prime testimonianze della sua presenza nel paese».

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 28, 2008

Oddo: “In Germania senza rimpianti”

Jürgen Klinsmann e Massimo Oddo

Jürgen Klinsmann e Massimo Oddo

 

ROMA – A Roma per le vacanze di fine anno e soprattutto per la nascita di Francesco, il secondo figlio di Massimo Oddo, terzino destro della Nazionale campione del mondo e del Bayern Monaco.

Da settembre in Germania per una nuova parentesi della sua carriera, l’ex Lazio e Milan parla della sua avventura in Bundesliga e di tanto altro. «Sto vivendo una bella esperienza sia calcistica che di vita, sono all’estero, ma in una città molto simile a quelle italiane – spiega Oddo – Ho avuto un pò di difficoltà all’inizio, ma adesso ho trovato il mio spazio. Sto facendo progressi con la lingua, studio, ma credo sia doveroso nei confroni di chi ti dà lavoro». In testa alla classifica, il Bayern Monaco ha un inedito compagno di avventura: l’Hoffenheim. «Una squadra – spiega – paragonabile al Chievo di qualche anno fa che, da neopromosso dalla B, fece un grande campionato chiudendo il girone d’andata tra le prime. L’Hoffenheim ha anche ottimi elementi, non solo un bel collettivo, hanno individualità importanti e giocano un buon calcio e stanno mettendo in seria difficoltà le grandi squadre».

Oddo è rimasto conquistato dal calcio tedesco. «Completamente diverso, nel contorno, da quello italiano. Qui il calcio è vissuto solo come uno sport, lo stadio è un punto di aggregazione dove il tifoso, con tutta la famiglia, si reca anche 2-3 ore prima della partita, restando lì anche a fine gara. È una cultura diversa da questo punto di vista, ma questo succede anche perchè gli stadi sono belli e confortevoli e hanno la possibilità di ospitare tanta gente per tutta la giornata». «In Italia – continua Oddo – il problema è che non ci sono stadi all’altezza, da noi ci si limita a vedere la partita, in Germania si va allo stadio per vivere insieme la giornata e se anche in Italia ci fossero impianti del genere sarebbe un bel vantaggio e anche la partita si vivrebbe in maniera diversa. Poi c’è anche da fare un discorso di educazione sportiva, lì si va allo stadio insieme anche quando ci sono i derby, si tifa insieme ognuno per la propria squadra, in Italia la gente ha paura di portare i figli allo stadio. Da noi i mass media esaltano moviole e contestazioni nei confronti di arbitri e giocatori, in Germania se un giocatore gioca male scappa al massimo qualche fischio, non ci sono moviole sugli arbitri. Il calcio italiano mi manca, è un campionato bellissimo, lo considero ancora il più bello, ma il contorno è sicuramente tra i peggiori d’Europa e del mondo». Presto per parlare di futuro. «Sono
ancora un giocatore del Milan, sono in prestito con diritto di riscatto a favore del Bayern Monaco. È una decisione che prenderemo insieme. Prima di lasciare il Milan ho parlato con la società e ho capito che non c’era tantissima fiducia nei miei confronti e ho deciso di fare una scelta diversa». Il suo sogno è la finale di Champions League. «Sarebbe fantastico, è una cosa difficilissima, ci sono squadre blasonatissime, noi siamo consapevoli di essere un’ottima squadra, ma anche che la Champions è un torneo strano, serve tanta fortuna, bisogna affrontare le squadre nel momento giusto. Agli ottavi affronteremo lo Sporting Lisbona e sulla carta è andata bene, ma sappiamo che non si sono avversari facili e che la qualificazione dovremo guadagnarcela. Per la vittoria finale difficile fare pronostici, si possono individuare le 2-3 squadre di cui parlano tutti: Inter, Manchester United e Barcellona».

Capitolo Nazionale, per Oddo in questo momento una ferita aperta.  «Ho il grande rammarico di non aver fatto gli Europei per infortunio dopo aver giocato tantissimo nelle qualificazioni.  Adesso è tornato Lippi, ha richiamato parecchi giocatori che hanno vinto con lui il Mondiale ma non Oddo, quindi non credo di poter rientare nei suoi piani. Mi avrebbe fatto piacere – confessa il difensore del Bayern ai microfoni di Sky – una sua chiamata, in fondo ho fatto parte del suo gruppo, ha chiamato tanti altri giocatori che non ha convocato e mi avrebbe fatto piacere sentirlo». Da Oddo anche uno sguardo al nostro campionato che vede in testa l’Inter. «La lotta resta apertissima, l’Inter ha un piccolo vantaggio solo perchè è davanti, è la squadra che ha più continuità, ma la Juventus è arcigna e non molla mai, poi c’è il Milan che ha campioni incredibili e che ha tutte le carte in regola per rifarsi sotto e vincere il campionato». Nel Milan arriverà anche Beckham. «Il suo valore è indiscutibile, andare in
America è stata una scelta più di vita che di calcio, ma adesso ha la possibilità di tornare in nazionale e di sperare di giocare il suo ultimo Mondiale, potrà tornare utile al Milan. È un professionista serio». Oddo ha concluso l’anno con un’espulsione e una squalifica di tre giornate. «I tedeschi sono severi nella quotidianità e non solo gli arbitri. Ci sono delle regole e vogliono farle rispettare, io ho fatto un fallo sicuramente non volontario, ho preso l’avversario e non il pallone e ho preso tre giornate, non si può far ricorso perchè in Germania se prendono una decisione difficilmente si torna indietro».

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 27, 2008

Figuraccia per l’Hull: tecnico obbliga giocatori a scusarsi con i tifosi

 

I giocatori dell'Hull City

I giocatori dell'Hull City

LONDRA – Quando è troppo è troppo. È quello che deve aver pensato  ieri Phil Brown, allenatore dell’Hull City, quando, all’intervallo,  i suoi perdevano già 4-0 contro il Manchester City. Da qui la decisione del tecnico di obbligare i suoi giocatori, prima di rientrare negli spogliatoi, di andare sotto la curva e chiedere scusa ai tifosi che li avevano seguiti fin lì. I calciatori dell’Hull hanno obbedito al loro allenatore, applaudendo i tifosi prima di ascoltare quando aveva da dire Brown nell’intervallo.
«C’erano 4 mila nostri tifosi che meritavano una spiegazione per il disastro che abbiamo  combinato nel primo tempo – ha poi detto Brown – Era giusto chiedere scusa per lo spettacolo che abbiamo offerto, era un comportamento inaccettabile per una squadra allenata dal sottoscritto, abbiamo regalato 4 gol ai nostri avversari entrando in campo con la mentalità sbagliata».  Alla fine l’Hull ha perso 5-1.

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 27, 2008

Il kebab batte la porchetta e insidia la pizza

kebab

di Federico Lo Giudice

ROMA -  Il kebab a Roma sta scalzando lo storico predominio della porchetta. E i “porchettari” che ne pensano di questa incursione araba?
Il kebab, il piatto a base di carne, tipico della gastronomia turca e araba, intacca la tradizione della porchetta e sta provando ad insediare anche il monopolio dei pasti veloci di cui da decenni gode la pizza.  Che possa farcela, lo suggeriscono, oggi, i fati sui consumi e sul giro d’affari delle aziende di distribuzione di kebab: proprio a Roma, tra l’altro, è presente una grossa azienda di importazione turco-tedesca che controlla la quasi totalità del mercato. E la porchetta, piatto a “portar via” dei Castelli Romani? La storiche famiglie di “porchettari” non ci stanno e affilano i coltelli. Così, sempre più spesso, un giorno a settimana, in molti supermercati arriva il maialino. Con il suo aroma di aglio e rosmarino.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/2008/081223_kebab.phtml

(andato in onda il 23 dicembre 2008 su Radio Colonia)

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 21, 2008

L’Inter schiaffeggia la Roma

di Federico Lo Giudice

Una serata difficile da dimenticare. Una notte che resterà per molto tempo negli occhi e nelle menti dei tifosi giallorossi. L’Inter di Mourinho rifila quattro reti alla Roma e dimostra di essere lei la vera regina di questo campionato. I nerazzurri hanno scelto la sfida con una delle dirette pretendenti allo scudetto per dimostrare tutte le loro qualità. Se nei precedenti scontri tra giallorossi e nerazzurri, ultimo quello di supercoppa, non sempre la squadra del presidente Moratti aveva meritato la vittoria, stavolta non ci sono dubbi: l’Inter all’Olimpico si è presa punti e meriti. La Roma all’improvviso si ritrova piccola, come non le accadeva da tempo, lontana dalla classifica che conta, nonostante un Totti, al suo rientro, che ha cercato in più occasioni di ridarle vita. Ma domenica sera il vero gladiatore è stato Zlatan Ibrahimovic. Per l’attaccante svedese due reti e tanta qualità. E’ stato lui dopo cinque minuti a gelare l’Olimpico cambiando la partita. Si è ripetuto al 2′ del secondo tempo approfittando di una scivolata di Loria e di una dormita di Juan. Il resto lo hanno fatto Stankovic, Obinna e una Roma con la testa ormai al Chelsea. Se quella di ieri è stata la migliore Roma vista in questo inizio di stagione, allora c’è da preoccuparsi. Un timore che può diventare certezza dopo le parole di Spalletti che a fine partita ha provato a giustificare i suoi ragazzi. “Abbiamo pagato a caro prezzo due disattenzioni e siamo stati puniti – ha detto il tecnico giallorosso – Il risultato è bugiardo, perché noi non siamo riusciti a trasformare in gol le azioni create. In questo momento ci manca la tranquillità e l’equilibrio anche nelle situazioni più semplici, peccato perché non abbiamo disputato una bruttissima gara”. Ma l’assenza di tranquillità ed equilibrio non sono le uniche cause di un avvio di stagione da incubo. In molti continuano a non aprire gli occhi per non vedere che i veri problemi della banda Spalletti sono semplicemente due: una campagna acquisti sbagliata e una gestione societaria che dopo tre anni sta mostrando tutti i suoi limiti manageriali. Iniziamo dal mercato. Baptista, Menez, Riise, Artur e Loria non sono giocatori in grado di fare la differenza. E’ vero il brasiliano, quando ha giocato, ha mostrato di avere dei numeri e delle qualità, ma è una “Bestia” di cristallo (forse a Madrid sapevano ed hanno colto l’occasione per rifilare il pacco ad una diretta concorrente alla Champions) che non permette al tecnico giallorosso di poter studiare una formazione tipo. Menez resta un’incognita. Definito il nuovo Zidane dai maggiori esperti di calcio del nostro Paese, finora ha dimostrato solo di avere solo una cosa in comune con il grande Zizou: la nazionalità. Riise, forse, è la delusione più grande. Potente e devastante nei suoi anni al Liverpool, il rosso norvegese a Roma non sta riuscendo a mostrare tutto quello che aveva fatto vedere in Inghilterra. Un caso o cos’altro? Anche in questo caso il sospetto che i Reds si siano sbarazzati di un giocatore arrivato al capolinea quantificando al massimo (costo del cartellino per la Roma 5 milioni di euro) per avere una base per acquistare un giovane talento come Dossena (pagato 12 milioni all’Udinese) comincia ad essere più che fondato. Capitolo Loria. Era un decennio, parliamo dei tempi di Zeman, che nella Roma non si vedeva un giocatore così imbarazzante e tecnicamente inadatto a vestire la maglia giallorossa. Col Cagliari, Atalanta e Siena aveva fatto bene, sarebbe ingiusto negarlo, ma lì si gioca un altro calcio ed esistono altre aspirazioni. Chi ha deciso di acquistarlo dovrebbe spiegare ai tifosi il perché. Il secondo problema è la gestione societaria. Si è deciso di fare contratti importanti agli ultimi arrivati (vedi Baptista) , dimenticandosi di fare altrettanto con chi da tre anni tira la cosiddetta carretta. I Perrotta, Tonetto, Vucinic, Pizarro, Taddei  solo per fare alcuni nomi, non hanno ricevuto quell’attenzione che avrebbero meritato. Credo che non è facile accettare, per chiunque, l’idea che l’ultimo arrivato abbia maggiori benefici di chi ha faticato per portare la Roma a determinati livelli. L’ultimo esempio di questa politica poco lungimirante è il caso Aquilani. Si sta facendo di tutto per portare il giocatore verso altri club. Motivo? Alberto ha un mercato e il suo cartellino varrebbe sui 20 milioni di euro. Cifra importante per la Sensi, che dopo aver dato Chivu e Mancini all’Inter non avrebbe problemi, ma solo vantaggi, a cedere il giocatore. E’ vero Aquilani non ha dimostrato ancora nulla. Non è esploso come il suo ex compagno di Primavera De Rossi, ma se uno come Lippi ha deciso di puntare su di lui per completare il centrocampo della Nazionale che andrà a giocare i mondiali in SudAfrica nel 2010 vuol dire che il “ragazzo” vale qualcosa. Ed allora perché non blindarlo? Perché non rinnovargli subito il contratto per dare serenità al giocatore ed evitare che si ripeta un altro caso Mancini? 

   

 

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 21, 2008

STASI, nella tana delle spie dimenticate

 

Knopfkamera

di Federico Lo Giudice

BERLINO – Magdalenenstrasse, una semplice fermata della metropolitana di Berlino. All’apparenza anonima, ma a pochi metri di distanza continua a pulsare quello che era il cuore della DDR: il quartiere generale della Stasi.Qui 15 mila burocratici del Ministero della sicurezza dello Stato (MfS) lavoravano quotidianamente, amministrandone le attività all’estero e sovrintendendo alla sorveglianza interna tramite i 14 uffici regionali della DDR. Dall’esterno gli edifici s’incrociano e sembrano un gigantesco chip di computer. Un grande atrio. Una luce velata filtra dalle finestre alle spalle di una scalinata che si solleva a zigzag verso gli uffici. Salendo le scale si arriva a un pianerottolo. Qui sono esposti, all’interno di vetrinette, gli strumenti che gli agenti della Stasi utilizzavano. Registratori e macchine fotografiche usati per documentare il «nemico». E anche oggetti comuni dove si nascondevano gli occhi e le orecchie degli agenti della «Ditta». Un vaso di fiori, un annaffiatoio, una tanica di benzina, uno sportello d’auto, in cui sono nascoste fotocamere di diversa grandezza. C’è un thermos con un microfono nel coperchio, un trench con una macchina fotografica cucita nella tasca anteriore. Un apparato simile a un’antenna televisiva capace di raccogliere una conversazione da 50 metri di distanza in un altro edificio, o mentre eri in macchina fermo al semaforo. L’ingresso del Museo della Stasi in Normannestrasse a Berlino Est.

Sul pianerottolo successivo un busto nero di Marx su un piedistallo. La «divinità» del socialismo ora è l’oggetto di scherzi e pose per i turisti del museo. A pochi passi uno degli uffici è stato riconvertito in una sala dei trofei della Stasi. Ci sono gli stendardi di ogni reggimento, nastrini e medaglie per merito di servizio e spillette come insegne di anzianità. Lenin con il pizzetto in miniatura in tutta una gamma di formati, e una lunga fila di pugni chiusi di gesso che si levano a sostegno del socialismo internazionale. Vasi e boccali di birra con martello e compasso dello stemma della DDR. Una serie di libretti dentro una custodia contiene vita e opere del compagno-presidente Erich Honecker. Un arazzo appeso alla parete mostra al completo il triumvirato Marx-Engels-Lenin di profilo, accanto a una stuoia lavorata a mano con l’insegna della Stasi in livido acrilico rosso, giallo e nero. Da questa sala si entra in una più piccola. Qui ci sono solo libri e medaglie sotto vetro e soprattutto dei documenti. Fogli di carta molto particolari: sono i piani preparati nel 1985 dalla Stasi, in collaborazione con l’esercito, per l’invasione di Berlino Ovest. 

Campioni di odori

Al secondo piano ci sono le stanze di Erich Mielke, il ministro per la Sicurezza dello Stato. Era da qui che l’uomo più temuto della DDR, gestiva tutto l’implacabile apparato della Stasi. Un luogo dove quello che si diceva non era reale e quello che era reale non era permesso. Un posto dove la gente spariva dietro una porta e non se ne sapeva più niente. Oggi non c’è nessuno in giro. Le scarpe fanno un rumore di plastica sul linoleum marrone. Il pavimento del suo studio invece è di parquet. È una sala spaziosa e fredda, che riesce ancora a trasmettere una sensazione di oppressione. Il pezzo forte della stanza è una scrivania di medie dimensioni. Avvicinandosi si passa davanti a un ritratto di Lenin. I suoi occhi sembrano seguire i visitatori attraverso la sala. Gli unici oggetti sulla scrivania sono due apparecchi telefonici e una maschera mortuaria di Lenin in gesso bianco. Una porta conduce agli alloggi privati del ministro: un letto, una poltrona e un bagno piastrellato che gli permettevano di essere sempre presente e pronto per vigilare sulla vita degli altri. Controlli continui, interrotti al massimo per una tazza di caffè da sorseggiare ai tavolini di una camera oggi trasformata in un bar per i visitatori. 

 

L'ufficio di Erich Mielke

L'ufficio di Erich Mielk

A queste persone, però, presto potrebbe essere negato il diritto di conoscere una parte importante della storia tedesca. Il museo della Stasi a Normannenstrasse, infatti, rischia di chiudere per l’insufficienza di fondi e di sostegno statale. Ogni anno sia il Land di Berlino che lo Stato stanziano sempre meno denaro. Nel 2007 nelle casse del museo sono entrati 270 mila euro (140mila dal Land e 130mila dallo Stato). Una cifra irrisoria per coprire tutti i costi che la struttura deve affrontare: dall’allestimento di nuove mostre, agli stipendi dei «relatori» (nel 2008 mancano 15 mila euro) che hanno il compito di illustrare e raccontare la storia e i metodi utilizzati dalla Stasi ai visitatori, sino alle spese di gestione (circa 7 mila euro l’anno). Nel 1999 è stata aperta una mediateca, dove era possibile consultare documenti e filmati dei 40 anni della DDR, poi chiusa nel 2003 per carenza di fondi. «A questo ci siamo abituati – dice Jörg Drieselmann, il capo dell’Astak l’associazione composta da ex-detenuti della Stasi che dall’11 novembre 1990 gestisce il museo – , ma se continuerà così arriverà il punto in cui, dopo 18 anni di lavoro per preservare questo posto dalla negligenza delle istituzioni, saremo costretti a chiudere». Già dal 1950 il palazzo in Normannenstrasse non è stato più ristrutturato. Da cinque anni non si possono più permettere di acquistare nuovi pezzi per ampliare lo spazio espositivo. Anzi la struttura è stata più volte «visitata» dai ladri che hanno trafugato alcuni dei suoi preziosi oggetti per rivenderli ai collezionisti privati. Il museo della Stasi è un luogo di memoria che è più di una struttura di pietra simbolo della dittatura comunista. Un posto che racchiude una doppia autenticità: in quanto simbolo della Stasi e del fatto che vi lavori chi dalla DDR ha subito umiliazioni e privazioni. Ma perché l’Astak continua a lottare per un posto così emarginato? Lo Stato pur capendo l’importanza di questa struttura sembra non intuire la sua responsabilità che è quella di tutelare uno strumento necessario per confrontarsi e comprendere gli errori di un passato che è ancora «giovane». La società al contrario ha dimostrato di voler conoscere quel passato. Le oltre 500 mila visite registrate nel museo negli ultimi dieci anni ne sono la testimonianza. Come il grande successo del film «La vita degli altri» di Florian Henckel von Donnersmark, che dopo alcune commedie sull’argomento per la prima volta ha trattato il tema del regime della DDR in modo serio e critico. Uno studio recente (condotto dalla Freie Universität di Berlino) ha mostrato come la generazione post-DDR conosca poco il tema della Germania comunista. Un buco storico che i ragazzi potrebbero colmare se messi in contatto con una parte di quella realtà che ignorano. «Purtroppo – prosegue Drieselmann – nonostante il numero sempre più alto di richieste da parte dei visitatori non siamo in grado di poterle soddisfare tutte. Il nostro desiderio è quello che i responsabili dello Stato capiscano l’importanza del nostro lavoro e si decidano a sostenerlo. Il museo è la prova tangibile del coraggio civile senza cui una società che si definisce democratica e civile può vivere. Basterebbe – conclude – solo questo motivo per mantenere in vita questo museo che ricopre un’importanza storica non solo per la Germania, ma per l’intera umanità».

Pubblicato su Il Tempo il 19/08/2008

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 21, 2008

Colonia lascia a secco i nazi

Il quartiere di Ehrenfeld dice no ai Nazi

Il quartiere di Ehrenfeld dice no ai Nazi

di Federico Lo Giudice

COLONIA – “Lasciamo a secco i nazi”.  E’ l’obiettivo dell’iniziativa “Kein Kölsch für Nazis” presa da oltre 130 locali pubblici di Colonia e da più di 80 tra artisti ed associazioni culturali. Anche la Lega Nord ha accettato l’invito dell’organizzazione di estrema destra Pro-Köln, già nel mirino dell’ufficio federale per la tutela della costituzione, e sarà presente con l’eurodeputato Mario Borghezio. Pro-Köln è stata promotrice, tra l’altro, di una discussa e fallita raccolta di firme contro la costruzione della moschea nel quartiere di Ehrenfeld e ha intenzione di presentarsi nella prossima campagna elettorale comunale come partito antislamico. 

Tutti sono uniti dal desiderio di dichiarare il loro dissenso e lasciare a secco, non solo di Kölsch ( la birra di Colonia), ma anche di consenso i gruppi di estrema destra che si sono dati appuntamento da ieri (19 settembre 2008) nella città renana per il congresso antislamico. Uno dei promotori dell’iniziativa è Markus Hempke, cameriere in un locale di Colonia. “Abbiamo deciso di organizzare questa protesta – ha detto - per dire no a questo assurdo congresso. Per farlo non serviremo la Kölsch, uno dei nostri simboli”. E’ dunque per ribadire la tradizione liberale e multiculturale di Colonia si è pensato di coinvolgere i punti di ritrovo più frequentati della città: bar, ristoranti e birrerie. I locali che aderiscono non solo esporranno il manifestao con la scritta “Kein Kölsch für Nazis” e serviranno la birra con i sottobicchieri che portano il titolo del movimento, ma proporranno anche diverse iniziative come concerti, letture e menù particolari che della multiculturalità danno anche il sapore. Tra i primi ad aderire alla protesta i locali italiani come il bar Formula 1 e la pizzeria San remo, i più antichi locali di immigrati italiani a Colonia.

“Colonia è una città multietnica – ha detto Giuseppe Petrarca, proprietario della pizzeria San Remo – e non ci possono essere differenze fra nazionalità e religioni. Quando andavo a scuola in classe eravamo solo tre italiani e il resto dei miei compagni erano tedeschi e turchi”. Ma Italia e Germania condividono anche un passato che non deve essere dimenticato.
Pubblicato su Il Tempo il 20/09/2008
Inserito da: federicologiudice | Ottobre 21, 2008

Sky pigliatutto: presi i diritti per i Giochi 2014 e 2016

ROMA – Almeno fino al 2016, chi definirà Sky Italia una tv olimpica non avrà certo esagerato. In attesa di mettere nero su bianco (entro il 30 novembre 2008) i dettagli dell’accordo con la Rai in merito alla partnership relativa ai Mondiali di calcio del 2010 (Sudafrica) e del 2014 (Brasile) e alle Olimpiadi invernali del 2010 (Vancouver) ed estive del 2012 (Londra), gli uomini di Rupert Murdoch si sono dati infatti parecchio da fare. E hanno già comprato dal Comitato olimpico internazionale (Cio) anche i diritti tv – per ogni piattaforma – dei Giochi del 2014 (a Soci in Russia) e del 2016 (la sede si saprà solo a ottobre 2009). E come per le Olimpiadi del 2010 e del 2012 – per la gioia di Viale Mazzini e la disperazione di Cologno Monzese – Sky ha garantito al Cio che renderà disponibile la visione dei giochi al più alto numero di spettatori e anche in chiaro. Dietro l’angolo, insomma, un’altra trattativa con la Rai.
Nell’accordo già sottoscritto dal cda a metà settembre, la tv di Stato – dopo averli acquistati per 350 milioni di euro – ha ceduto a Sky i diritti tv dei Mondiali di calcio del 2010 e del 2014 in cambio di 175 milioni; e ha tenuto per sè 25 partite tra cui le gare degli azzurri. Sky Italia, dal canto suo, dopo aver acquistato per 112 milioni di euro le Olimpiadi di Vancouver e Londra, ne ha rivendute una parte alla Rai per 45 milioni.
«Il Cio è davvero soddisfatto che la partnership con Sky Italia continui fino ai Giochi del 2016», ha festeggiato Thomas Bach, vicepresidente del Cio.
«Gli appassionati di sport in Italia potranno gustare una copertura all’avanguardia delle gare olimpiche attraverso una grande varietà di piattaforme, che vanno dal satellite alla televisione free to air, alle piattaforme digitali». «Siamo onorati che il Comitato Olimpico abbia scelto Sky Italia come partner anche per le Olimpiadi del 2014 e del 2016 – ha spiegato Andrea Zappia, vicepresidente di Sky Italia responsabile dei canali Sport -. Come avverrà già per i Giochi di Vancouver e di Londra ci impegniamo sin d’ora a garantire ai nostri abbonati una copertura senza precedenti, trasmettendo sempre in diretta tutte le gare degli atleti italiani e dando la possibilità di vedere tutte le gare. La nostra passione per lo sport trova nelle Olimpiadi la sua più piena realizzazione e siamo orgogliosi di sapere sin d’oggi di poterlo fare per le prossime quattro edizioni. La Rai, comunque, incassa bene la nuova sconfitta anzi il direttore di Raisport spiega come siano andate le cose: «La Rai non è stata beffata, perchè la trattativa stavolta la stava conducendo l’Ebu (European Broadcasting Union ndr). Certo a noi dispiace perchè visto il periodo economico mondiale, e considerando che il Cio privilegia le tv a pagamento, per quelle in chiaro diventa un mercato non gestibile, a cifre non commerciabili». La cifra di cui si parla è di «155 milioni, un’enormità – aggiunge De Luca – è una cifra fuori mercato. La decisione del Cio stavolta non spiazza la Rai, ma l’Ebu».

Pubblicato su Il Tempo il 22/10/2008

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 21, 2008

Stragi naziste,”Germania risarcisca”.

 

Herman Goering passa in rassegna le truppe responsabili della strage di Civitella

Herman Goering passa in rassegna le truppe responsabili della strage di Civitella

ROMA – La Germania dovrà risarcire nove familiari delle vittime della strage di Civitella, Cornia e San Pancrazio in provincia di Arezzo, dove il 29 giugno 1944 i nazisti uccisero 203 persone tra uomini, donne e bambini. Lo ha stabilito la Cassazione respingendo il ricorso con il quale la Germania contestava di poter essere chiamata a risarcire danni a suo avviso già ‘coperti’ dal trattato del 1947 e dagli accordi di Bonn del 1961. La decisione apre la strada a circa 10.000 cause di vittime del nazismo. 

I giudici della prima sezione penale della Suprema corte, dopo diverse ore di camera di consiglio, hanno di fatto condiviso le conclusioni del sostituto procuratore generale Roberto Rosin che aveva chiesto di respingere il ricorso e confermare la condanna della Germania “in solido” con l’ex sergente Max Josef Milde. 

Milde è stato condannato all’ergastolo, nel dicembre 2007, per la strage del ‘44 i nazisti uccisero 203 persone tra uomini, donne e bambini. Tra le vittime anche il parroco di Civitella, don Alcide Lazzari, al quale è stata poi conferita la medaglia d’oro al valore civile. Alcune delle donne vennero anche violentate prima di essere uccise. Già i magistrati militari, oltre a condannare Milde, avevano previsto per i nove familiari costituiti parte civile nel processo un risarcimento complessivo di un milione di euro. Si tratta dei parenti di due soltanto delle oltre 200 vittime. La sentenza, inoltre, dispone che dell’obbligo di risarcire le parti civili rispondano “in solido” sia l’imputato sia lo stato tedesco. Contro questo principio di responsabilità congiunta, che non ha precedenti nella giurisprudenza, la Germania si era appunto rivolta alla Cassazione. 

Il ricorso tedesco si concentrava, in sostanza, su due punti: l’immunità e il difetto di giurisdizione della magistratura italiana. Il pg Rosin, nel corso della requisitoria ai giudici della Cassazione, ha replicato che “l’immunità rivendicata dalla Germania non si applica nei casi di crimini contro l’umanità”. Per quanto riguarda la giurisdizione, lo Stato tedesco ha fatto riferimento al trattato di pace stipulato con l’italia nel 1947 e alla successiva convenzione di Vienna del 1961. “Accordi internazionali – ha sottolineato il pg – che non includono i danni morali per le stragi naziste ma solo per ebrei deportati”. 

Già il tribunale militare di La Spezia, nell’ottobre del 2006, in occasione della condanna in primo grado per l’ex sergente Milde, aveva previsto l’obbligo per la Germania di risarcire le parti civili. La condanna all’ergastolo per l’ex sergente, che faceva parte della banda musicale di una divisione dell’esercito tedesco, è ormai definitiva in quanto non è stato presentato alcun ricorso contro la sentenza d’appello. 

E’ la prima volta che la Cassazione stabilisce il principio secondo il quale un paese può essere chiamato in giudizio, in sede penale, per la responsabilità civile. Una decisione che a questo punto aprirà la strada quantità esorbitante di risarcimenti se si considera che i deportati statisticamente si aggirano intorno alle 600.000 unità. “Più o meno – ha affermato l’avvocato che rappresentava in Cassazione la Germania Augusto Dossena – le cause per chiedere il risarcimento potrebbero aggirarsi intorno alle 10.000. Ma con questa decisione nessuno Stato andrà ad impegnarsi per i risarcimenti perché l’azione del singolo li blocca”. 

Pubblicato su Repubblica.it il 21/10/2008

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 21, 2008

Jühnde: il primo villaggio bioenergetico in Germania

 

Il paesino di Jühnde

Il paesino di Jühnde

SASSONIA -Fino a qualche anno fa era un normale paesino. Un paio di case di agricoltori, un negozio, un dottore. I turisti si fermavano per caso  a Jühnde, centro di 760 anime sulle dolci colline della Bassa Sassonia vicino Gottinga.

“Ora è tutto cambiato”, ci racconta il sindaco August Brandenburg. “Ogni giorno arrivano molte persone a farci visita”.
Il motivo è semplice: Jühnde è il primo villaggio bioenergetico in Germania. Dall’autunno 2005 il fabbisogno termico ed energetico delle circa 200 famiglie che vi abitano proviene direttamente dalle materie prime rigenerabili dei campi di coltivazione circostanti.

Solo oggi 50 agricoltori sono stati qui da noi per sapere come funziona la bioenergia”, ha confermato il sindaco. La sua risposta è inequivocabile: “Perfettamente”. Il nuovo sistema di riscaldamento ha funzionato molto bene questo inverno: “Siamo fieri di essere i pionieri nel settore”, afferma con entusiasmo questo vivace signore 76enne che pubblicizza instancabilmente il progetto di Jühnde.

 

I costi per gli investimenti sono stati superiori ai 2 milioni di euro e di provenienza prevalentemente pubblica. Dopo oltre quattro anni di progettazione nel 2005 si è passati finalmente alla fase di realizzazione.
Il primo passo è stata la produzione di energia termica con materiale di risulta del legno utilizzata per il riscaldamento a breve raggio. A questo seguirà l’impianto bioenergetico con funzionamento a livello nazionale. Sarà prodotto dal liquame e dal letame prodotti nelle stalle di Jühnde dagli animali alimentati con foraggio biologico.

In questa centrale i batteri elaborano i materiali organici in metano. Questo gas viene poi bruciato nella centrale termica. Il calore creato viene immagazzinato in un sistema a tampone. Con i proventi sarà possibile finanziare direttamente l’impianto e i cittadini ne sono soddisfatti perché la bioenergia ha costi molto più contenuti: calore e energia sono prodotti direttamnte da ciò che viene dai campi, dai boschi. Importante è poi anche la produzione del foraggio biologico per gli animali utilizzati in questa catena bioenergetica, con grande incremento di attività per sette contadini su nove di Jühnde. 

Sono molti i comuni della Bassa Sassonia che vogliono seguire l’esempio: più di 30 i sono dichiarati interessati a diventare bioenergetici e a Jühnde la notizia è stata accolta con grande entusiasmo, oltre al fatto che sono molti i nuovi concittadini richiamati dalla novità bioenergetica.

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 21, 2008

L’Amburgo è per sempre. Nasce il cimitero dei tifosi

 

 

Una delle bare in vendita

Una delle bare in vendita

AMBURGO  - L’ Amburgo ha inaugurato il cimitero riservato ai suoi tifosi, a poche centinaia di metri dal suo stadio, l’Aol Arena. Lo ha annunciato un responsabile della squadra tedesca. Si tratta di una parte del cimitero della città, ristrutturata negli ultimi anni e rimessa a nuovo per ospitare i resti dei tifosi: il portico all’ingresso, ad esempio, rappresenta una porta da calcio di dimensioni regolamentari. “Ci saranno tra 300 e 500 tombe”, ha spiegato Christian Reichert, membro della dirigenza del club e promotore dell’iniziativa, la prima del genere in Europa. Oltreoceano già ilBoca Juniors aveva lanciato un progetto simile. Sei volte campione di Germania, e attualmente al secondo posto del campionato tedesco con 7 punti, l’Amburgo vanta una tifoseria tra le più calorose e appassionate di tutto il Paese.

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 22, 2008

Milan, ecco David Beckham

David Beckham

David Beckham

di Federico Lo Giudice

MILANO – Sognando Beckham. Titolo cinematografico arcinoto, realizzato quando il mito David era quasi un’ossessione. Al Milan lo hanno desiderato tanto. Adesso il sogno diventa realtà, anche se con qualche anno di ritardo. C’è infatti ben altro oltre al desiderio di allenarsi con i giocatori rossoneri e la notizia la dà Adriano Galliani dalla Malpensa, dove il Milan si è imbarcato per l’Olanda dove stasera sarà impegnato in Coppa Uefa: Beckham non solo si allenerà a Milanello a partire dal gennaio 2009, ma verrà anche tesserato fino al termine del campionato.
«Arriverà? Sì, credo proprio di sì. Resterà qui al Milan in prestito per qualche mese, ne stiamo parlando con il suo agente – ha affermato l’amministratore delegato – Lo tessereremo per qualche mese e poi ripartirà. Beckham ha scelto il Milan. La nostra squadra è ultracompetitiva e resterà così com’è, ma Beckham è qualcosa di diverso e di intrigante». E ai denigratori ha lanciato un messaggio: «Il Milan non fa la raccolta delle figurine, il Milan è invece molto orgoglioso della politica che sta facendo. Siamo l’unico club in controtendenza: la gente va allo stadio a vedere il Milan. Non è un caso se 65.000 persone vanno a vedere Milan-Sampdoria. Se i 65.000 vanno allo stadio vuol dire che il Milan è un prodotto che piace. Rispetto a questi 65.000, Beckham ne porterà uno in più di tifoso piuttosto che uno in meno».
E Carlo Ancelotti? «Per me sarà un piacere, Beckham è un atleta serio, un grande professionista. Se sarà disponibile per quattro mesi con noi ne saremo molto contenti. Se diventerà disponibile per il Milan, lo sarà evidentemente sia in Italia che in Europa». Chiusa la stagione calcistica negli Usa (i Los Angeles Galaxy non hanno centrato i playoff), il centrocampista inglese vuole giocare perché non ha intenzione di perdere i Mondiali del 2010. Fabio Capello è stato chiaro: «O giochi o non ti convoco più». La chiamata del Milan, un mix di calcio e marketing, dovrebbe potrebbe dare una mano al fuoriclasse londinese.

Pubblicato su Il Tempo il 23/10/2008

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 22, 2008

Germania in treno, il biglietto ora si acquista in libreria

 

MILANO - Sfogliare un libro, magari una guida turistica della Germania, e acquistare subito il biglietto del treno per arrivarci. Lo si può fare nella libreria internazionale «il libro» di Milano dove le Ferrovie tedesche, svizzere e austriache hanno appena aperto un proprio ulteriore punto vendita. Oltre a fornire informazioni su orari e tariffe e prenotazioni di treni, il nuovo sportello ferroviario Db, aperto anche di sabato, offre la possibilità di fare prenotazioni alberghiere e fornisce suggerimenti per viaggi in tutta Europa a prezzi contenuti. A dicembre verranno proposte tariffe speciali per visitare diversi mercatini di Natale tedeschi; il biglietto costa da 82 euro (a/r) per Monaco di Baviera fino a 152 euro per Norimberga, mentre per visitare i mercatini di Berlino il costo del viaggio è di 136 Euro. La libreria «il libro», specializzata in letteratura e libri didattici in più lingue, si trova in via Ozanam 11.

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 22, 2008

La Roma cade anche a Londra

Totti e John Mikel

Totti e John Mikel

di Federico Lo Giudice

LONDRA – La Roma cade anche in Champions. Rispetto alla disfatta di domenica contro l’Inter, la squadra giallorossa gioca una partita migliore e con meno distrazioni. Ma non è sufficiente per uscire con un risultato positivo dallo Stamford Bridge. Un colpo di testa di Terry al 77° decide la partita regalando ai Blues il primo posto del girone (7 punti) grazie alla sconfitta dei romeni del Cluj (4 punti) in casa del Bordeaux che aggangia la Roma a tre punti. Proprio la vittoria dei francesi rende meno amara la serata londinese dei giallorossi, che ora possono giocarsi all’Olimpico (col Chelsea il 4 novembre e col Bordeaux il 9 dicembre) la qualificazione ai quarti. La sconfitta di misura, o come si dice a testa alta,  non cancella i difetti della Banda Spalletti. Anche contro i londinesi i giallorossi hanno mostrato i soliti limiti evidenziati dall’inizio di stagione. Nella tana del Chelsea si è vista una squadra troppo guardinga, incapace di creare in novanta minuti almeno un’occasione da gol. Se la difesa ha retto l’urto inglese, anche se  Anelka non costituisce una vera minaccia, centrocampo e attacco sono stati inconsistenti. Ancora una volta il migliore è stato, almeno nel primo tempo, Totti. Il capitano giallorosso è stato l’unico che ha provato a dare un minimo di geometria alla squadra, che ha espresso un gioco più da Lega dilettanto che da Champions. Vucinic, dopo le imprese con il Montenegro a Lecce, non si è visto nemmeno a Londra. Taddei è l’ombra del talentuoso esterno ammirato negli ultimi anni. De Rossi è diventato, almeno per il momento, un giocatore come tanti altri al punto da far risplendere la prestazione di un gregario come Brighi. Aquilani ha giochicchiato, senza incantare, sino all’uscita per infortunio.  Non hanno fatto meglio Perrotta o il talentuoso (?) Menez che ha colpito solo per l’espressione dipinta in volto che comunicava (ma questa è solo la mia sensazione) un senso di fastidio e svogliatezza. Spalletti a fine partita ha, giustamente, difeso la squadra sottolineando che “I suoi ragazzi si sono impegnati molto e hanno giocato una buona partita”. Sarà, ma il pensiero di molti contrasta con quello del tecnico giallorosso. Così la Roma non andrà molto lontano sia in Champions che in campionato.

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 23, 2008

Roma, sul centro i tentacoli della Piovra

Piazza di Spagna

Piazza di Spagna

di Augusto Parboni

ROMA -  Gastronomia, tursimo, forniture di macchinari, agricoltura, trasporto e comunicazione. Servizi che singolarmente sono decisamente differenti tra loro, ma che in questi ultimi mesi hanno almeno due elementi in comune: tutti fanno parte del settore economico della Capitale e tutti sono finiti nel mirino della magistratura romana.

Sì, perché la procura da un anno sta indagando a 360 gradi sul settore terziario della città, mettendo sotto la lente d’ingrandimento i settori che producono e forniscono servizi. Si tratta di una maxi inchiesta che ha preso il via nell’ottobre del 2007 e che nel corso dei mesi ha colpito il commercio, o servizi alla persona, i servizi alle imprese, l’intermediazione, fino ad arrivare anche ai trasporti. Indagini mirate a verificare o meno infiltrazioni criminali nella Capitale da parte di organizzazioni interessate a riciclare denaro sporco. Troppi, secondo il pubblico ministero Filippo Vitello, le attività avviate da persone che risultano nullatenenti e che invece, all’improvviso, diventano titolari, ad esempio, di attività commerciali in luoghi prestigiosi della Capitale. Proprio nel corso di queste indagini, il magistrato ha deciso di chiedere il sequestro del ristorante “Alla Rampa”, che si trova in piazza Mignanelli, con una procedura di prevenzione avviata davanti ai giudici di Sorveglianza: provvedimento che sarà discusso il prossimo 20 novembre.

Sotto esame, infatti, il presunto controllo del locale, attraverso una società aperta da tre persone di origini calabresi, che secondo il pm risulterebbero legate in qualche modo alla ‘ndrangheta. L’inchiesta della magistratura mita a individuare proprio tutte le attività che sarebbero gestite sul territorio romano anche della camorra. Un allarme che è stato lanciato in passato anche dall’ex procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni, secondo il quale era necessario puntare il dito sull’infiltrazione criminale proprio nel cuore della città. Tanto che le indagini furono assegnate sia ai carabinieri del Ros, sia alla Squadra Mobile, con il compito, tra gli altri, di verificare le autorizzazioni rilasciarte nel centro storico e i cambi di attività negli ultimi anni. L’episodio del ristorante “Alla Rampa” potrebbe essere, dunque, solo il primo di una lunga serie.

Pubblicato su Il Tempo il 22/10/2008

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 23, 2008

Chiuderà Tempelhof, storico aeroporto di Berlino

L'aeroporto Tempelhof di Berlino

L'aeroporto di Berlino

di Federico Lo Giudice

BERLINO – Tempelhof non è semplicemente uno dei tre aeroporti di Berlino: lo scalo rappresenta un pezzo di storia della Germania e la sua chiusura, il prossimo 30 ottobre, giunge dopo 85 lunghi anni di servizio. 

Inaugurato l’otto ottobre del 1923, l’aeroporto ha accolto i visitatori e gli atleti delle Olimpiadi del 1936 ed ha ospitato i primi voli commerciali notturni del mondo, ma nell’immaginario collettivo è noto soprattutto per il suo ruolo cruciale – durante la Guerra Fredda – nel salvataggio di una Berlino Ovest circondata dai sovietici.  E proprio per non dimenticare il Ponte Aereo del 1948-49, di fronte all’aeroporto è stato costruito nel 1951 un monumento che i berlinesi hanno soprannominato “Hungerharke”, cioè “Forca della Fame”, in ricordo della più significativa operazione umanitaria mai realizzata nella storia del Paese. Nel 1951, Tempelhof è tornato ad essere un aeroporto civile e in due anni è diventato il terzo scalo europeo per numero di passeggeri, dopo Londra e Parigi. Nel frattempo, però, erano cominciati i lavori per la costruzione dello scalo di Tegel, a Nord di Berlino, che avrebbe di fatto rubato la scena allo storico concorrente, con le sue piste più lunghe e più adatte ai moderni jet.
   La chiusura di Tempelhof è stata annunciata per la prima volta nel 1994 e in quell’anno è cominciata una lunga battaglia legale tra le compagnie aeree che contestavano la decisione e le autorità, alla quale sono seguite le proteste dei cittadini. Queste, sono culminate – quest’anno – in un referendum sul futuro di Tempelhof, che però non ha raggiunto il quorum, dando al sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, il via libera definitivo per la chiusura. Lo scorso anno, lo scalo ha accolto solo 350mila dei 20 milioni di passeggeri arrivati in aereo nella capitale. La sua chiusura fa parte di un progetto da tre miliardi di euro che prevede anche la chiusura di Tegel e la realizzazione di un nuovo grande aeroporto nel 2011, il Bbi, nell’area oggi occupata da Schoenefeld, il secondo scalo aereo di Berlino dopo Tegel. Schoenefeld, a sudest della città, era l’aeroporto della Berlino est comunista capitale della vecchia Ddr. Oggi serve soprattutto i voli turistici e delle compagnie low cost. Resta da vedere come la città di Berlino utilizzerà l’area e la sede dello scalo di Tempelhof, che è anche uno dei più grandi edifici al mondo, insieme al Pentagono americano e al palazzo del Parlamento a Bucarest costruito dall’ex dittatore Nicolae Ceausescu.

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 23, 2008

Bayern al lavoro per rinnovo Schweinsteiger

Bastian Schweinsteiger
Bastian Schweinsteiger

MONACO – l Bayern Monaco vuole tenersi stretto Bastian Schweinsteiger. Il 24enne centrocampista
tedesco è in scadenza di contratto a fine stagione e per lui si parla di un forte interessamento da partye della Juventus. A frenare i bianconeri, però, ci pensa il presidente dei bavaresi, Karl-Heinz Rummenigge. «Siamo ottimisti, crediamo che troveremo una soluzione – ha dichiarato – La nostra volontà è di tenerlo qui».

 
Inserito da: federicologiudice | Ottobre 23, 2008

Berlino, al via gara per monumento attentatore Hitler

Georg Elser
Georg Elser

BERLINO – La città di Berlino ha ufficializzato la decisione di costruire un monumento alla memoria di Georg Elser, l’esponente della resistenza tedesca che l’8 novembre 1939 mise una bomba in una birreria di Monaco di Baviera nel tentativo fallito di uccidere Adolf Hitler. All’Accademia delle Arti della capitale si è tenuto ieri un simposio su Elser, che di fatto ha dato il via alla gara, aperta al pubblico, per la progettazione del previsto monumento. L’opera dovrebbere essere pronta per il novembre 2009, cioè per il 70esimo anniversario dal fallito attentato che Elser – al momento della cattura – dichiarò di avere compiuto per porre fine alla guerra appena cominciata. Lo scorso 24 settembre è stato inaugurato, vicino all’ansa del fiume Sprea a Berlino, un busto di Elser promosso dalla Fondazione Ernst Freiberger. Il monumento, dovrebbe sorgere – su iniziativa dello Stato – vicino all’ex cancelleria di Hitler a Berlino, non lontano dalla Potsdamer Platz.

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 23, 2008

Mutui, in Lehman Brothers 100Mln fondi di Stato

La sede della Lehman Brothers
La sede della Lehman Brothers

BERLINO – I fondi pensione e assicurativi pubblici tedeschi hanno investito in prodotti della defunta banca americana Lehman Brothers circa 100 milioni di euro. Lo ha reso noto oggi il governo tedesco in risposta a una interrogazione parlamentare dei liberali della Fdp. In particolare, un fondo pensione pubblico ha investito 44,5 milioni di euro in strumenti di deposito offerti dalla controllata Lehman Brothers in Germania, mentre un fondo assicurativo contro gli incidenti sul lavoro e le malattie ha investito 57,55 milioni di euro.
Di fronte a questi dati, l’europarlamentare della Fdp, Frank Schaeffler, ha commentato al tabloid Bild che in questa crisi finanziaria non solo le banche sono a rischio di fallimento, ma anche i fondi di previdenza.E il settimanale Der Spiegel si chiede oggi nella sua versione online: il pensionato in Germania è ancora sicuro?

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 25, 2008

Seehofer eletto a capo della Csu

MONACO – Horst Seehofer, attuale ministro dell’Agricoltura tedesco, è stato eletto oggi alla guida dell’Unione cristiano sociale (Csu), il partito  conservatore della Baviera, gemello della Cdu della cancelliera Angela Merkel, riunitosi in congresso straordinario.

Horst Seehofer

Horst Seehofer

L’elezione a capo della Csu spalanca le porte a Seehofer all’elezione, lunedì prossimo da parte del parlamento regionale, a governatore della Baviera.  Seehofer, 59 anni, succederà a Gunther Beckstein, dimissionario dopo la cocente sconfitta nelle elezioni regionali del 28 settembre scorso che ha fatto perdere alla Csu la maggioranza assoluta in Baviera dopo 46 anni di incontrastato dominio.

L’elezione di Seehofer a governatore della Baviera è sostenuta dalla stessa Angela Merkel, per la quale l’attuale ministro dell’Agricoltura è l’uomo adatto per guidare il partito cristiano-sociale nel 2009 alle elezioni politiche e a quelle per il parlamento europeo. Da molti anni in politica, Seehofer ha già conquistato gli onori della cronaca a causa di uno scandalo “rosa” seguito da milioni di lettori non solo sui tabloid nazionali. Sposato e padre di tre figli a Monaco, infatti, il ministro ha ammesso nel giugno dell’anno scorso la paternità di una figlia illegittima a Berlino, avuta con una donna di 33 anni. Le rivelazioni sul politico originario della Baviera cattolica e conservatrice avevano fatto scalpore sui media tedeschi.

Seehofer è entrato nel Parlamento nel 1980 come deputato della circoscrizione di Ingolstadt e si è presentato da subito come uno dei migliori oratori della Csu. Nel 1992, è stato nominato ministro della Sanità dal cancelliere Kohl rimanendo in carica fino al 1998: durante il suo mandato, ha cercato di risanare il sistema sanitario, ormai obsoleto e vicino alla bancarotta. facendoperò pagare il conto ai contribuenti, cosa che non lo ha reso molto popolare. La riforma del sistema sanitario è anche stato per anni uno degli argomenti di frizione tra Seehofer e Merkel che non sono mai andati molto d’accordo. Aspetto che però non ha impedito l’ingresso di Seehofer nel 2005 nel governo Merkel,come ministro dell’Agricoltura e della tutela dei consumatori.

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 25, 2008

Berlino, Bordello a prezzo fisso. Per 70 euro sesso a volontà

Un bordello di Berlino

Un bordello di Berlino

di Federico Lo Giudice

BERLINO – Fatelo finchè reggete. E’ lo slogan per stakanovisti del sesso con cui un bordello berlinese ha lanciato una nuova offerta: rapporti a volontà a prezzo fisso

Dopo il sucesso dei locali “mangiate finchè potete”, un imprenditore tedesco ha pensato bene di estendere il business a un altro dei bisogni primari dell’uomo e ha introdotto la “Flatrate”, una tariffa forfettaria in base alla quale si puo’ far sesso a volontà con “solo” 70 euro. Dalle 10 del mattino alle 16 del pomeriggio i clienti possono infatti avere tutti i rapporti che vogliono, fino anche all’esaurimento fisico, con ciascuna delle 15 prostitute di eta’ compresa tra 20 e 25 anni. Chi, invece, non puo’ assentarsi dal lavoro per dar sfogo ai bisogni sessuali puo’ usufruire dello steso servizio forfettario a partire dalle 20 fino all’una di notte, ma al prezzo di 100 euro. Nella tariffa sono incluse anche tutte le bevande, comprese quelle alcoliche, che un cliente ha voglia di consumare. A protestare contro l’offerta, non per motivi morali, ma per ragioni economiche,  è Anja Kofbinger, responsabile dei Verdi per i problemi della donna, secondo la quale “se un cliente sale in camera cinque volte con una ragazza e paga solo 70 euro, a guadagnarci e’ solo il gestore, non la ragazza”.

Inserito da: federicologiudice | Settembre 18, 2008

Moggi : “Così rialzerei la Roma”

 

Luciano Moggi

Luciano Moggi

di Federico Lo Giudice

ROMA -Condizione fisica precaria e un mercato non perfetto. Per Luciano Moggi sono queste le cause della crisi giallorossa. Un momento negativo che per Lucky Luciano non deve allarmare i tifosi giallorossi.

Secondo lei quali potrebbero essere i motivi della crisi della squadra giallorossa. 
«Ho osservato attentamente la Roma in queste prime partite e fin dall’inizio non mi ha convinto molto, soprattutto dal punto di vista atletico. Ad un primo tempo giocato discretamente, ma comunque non come è nelle sue possibilità, si sono visti i secondi quarantacinque minuti in cui la squadra è apparsa meno brillante e reattiva. Sia col Napoli all’Olimpico che a Palermo il calo fisico dell’undici di Spalletti è stato visibile a tutti. La causa? Forse potrebbe essere il frutto di una preparazione che non ha tenuto conto dei preliminari e magari non è ancora a punto». 
Oppure? 
«Beh, ci potrebbero essere anche altri motivi. Per esempio che i giocatori della Roma siano sazi di gloria e non abbiano quella “fame” che avevano negli anni passati. Ma è anche possibile, e secondo me questa è la tesi più probabile, che l’assenza di Totti stia pesando più di quanto era ipotizzabile. Francesco, oltre a segnare i gol, è fondamentale per questa squadra. Con la sua presenza e il suo carisma dava coraggio a tutti. Un ruolo che certamente non può ricoprire un giocatore come Baptista, che non è minimanente paragonabile al capitano giallorosso». 
Quindi sul banco degli imputati ci sarebbe anche il mercato della Roma? 
«Non voglio dire questo. Riise l’ho incontrato con la Juventus e oltre a segnarci ci ha messo molte volte in difficoltà. È un buon giocatore che ancora non sta riuscendo ad esprimersi sui suoi livelli. Baptista, se devo essere sincero, non mi ha mai convinto in passato e tantomeno ora. È un giocatore che ha sempre fatto poco e che certamente non può essere l’uomo che serve a una squadra di prestigio per competere ai massimi livelli. Anche su Menez ho qualche dubbio. Ha grandi potenzialità tecniche, ma anche un grande difetto: quella di voler marcare quattro-cinque avversari nella stessa azione col risultato di complicarsi la vita e perdere molti palloni. Non credo che continuando così farà grandi cose in Italia». 
Ed allora quale sarebbe stato il colpo giusto per la Roma? 
«Se fossi stati io alla Roma prima di prendere Baptista avrei provato a riportare in Italia Toni che conosce perfettamente i meccanismi e la mentalità del calcio italiano. Credo che Luca e Totti avrebbero formato una coppia perfetta per la Roma. Anche Amauri sarebbe stato un acquisto più adatto, rispetto al brasiliano arrivato dal Real Madrid, sia per il gioco di Spalletti che per le caratteristiche del giocatore. Ma si poteva anche pensare di investire su un giovane di talento come Podolski che con nazionale tedesca e Bayern Monaco sta dimostrando tutto il suo valore». 
Secondo lei il caso Mutu può avere influito in qualche modo, e perchè alla fine il romeno ha cambiato idea nonostanre si fosse già accordato con la società giallorossa? 
«Non credo che il mancato acquisto di Mutu abbia a che fare con le attuali difficoltà della Roma. È un giocatore universale che avrebbe fatto molto comodo a Spalletti. Perchè ha cambiato idea? Penso che i Della Valle abbiano capito che vendere il romeno sarebbe stato un errore, sopratutto se si voleva fare una Champions League di un certo livello». 
Se la Roma decidesse di ritornare sul mercato a gennaio su chi dovrebbe concentrare la sua attenzione? 
«Questo non posso dirglielo, primo perchè sarebbe scorretto e secondo perchè bisognerebbe conoscere bene i meccanismi e i progetti della società». 
L’esonero di Spalletti potrebbe essere la soluzione per risolvere i problemi della Roma? 
«Spalletti in questi tre anni ha lavorato benissimo e non vedo il motivo per cui dovrebbe dimettersi o essere esonerato. Il tecnico giallorosso è riuscito a portare la squadra ad altissimi livelli, come non accadeva da tempo. Per questo deve rimanere al suo posto perchè, forse, è l’unico che può aiutare la squadra a superare questo momento non felicissimo. In ogni caso è ancora troppo presto per giudizi e condanne. Aspetterei le prossime tre partite per capire quale sia la vera causa del problema. Già sabato con la Reggina ci sarà un test importante. Sono convinto che in caso di vittoria qualcosa cambierà. In caso contrario si potranno valutare altre soluzioni. Ma ripeto, secondo me i problemi della squadra sono dettati solo ed esclusivamente da una condizione fisica molto precaria». 
La Sensi martedì ha strigliato la squadra negli spogliatoi. Le avrebbe fatto lo stesso? 
«Una donna che irrompe in uno spogliatoio è una cosa insolita. È una situazione in cui non mi sono mai trovato. A parte questo posso dire che conoscendo la situazione sarei intervenuto prima. Ma se la Sensi ha deciso di fare questa scelta vuol dire che era la migliore. Del resto da quando ha preso le redini della società ha mostrato di essere sempre all’altezza e di saper gestire nel modo migliore anche le situazioni più ingarbugliate».

Pubblicato sul Il Tempo il 18/09/2008

Inserito da: federicologiudice | Ottobre 29, 2008

Hoffenheim, una favola infinita

 

 

di Federico Lo Giudice

HOFFENHEIM - Dietmar Hopp Stadion è la casa dell’Hoffenheim. Impianto di soli 5 mila posti che negli ultimi anni è diventato il palcoscenico delle straordinarie imprese di questa piccola squadra che oggi in Bundesliga sta sorprendendo tutti.  L’ultimo “miracolo” della neopromossa terribile domenica scorsa contro l’Amburgo battuto 3-0 in casa. Vittoria che è valsa il primo posto in classifica, anche se ieri nell’anticipo della decima giornata il Leverkusen vincendo a Brema ha toccato quota 21 punti superando l’Hoffenheim a 19 che comunque stasera potrebbe ritornare in testa se battesse in trasferta il Bochum. 

Born to run è da sempre il motto del patron del club Dietmar Hopp, che nel 1999 decise di ritornare nel suo club di gioventù come finanziatore. Un intervento che iniziò da subito a dare i suoi frutti: nel 2000 l’Hoffenheim arrivò primo in Vebandsliga e fu promosso in Oberliga Baden–Württemberg (IV). Con un altro primo posto l’anno successivo la squadra fu ammessa in Regionalliga Süd (III) per la stagione 2001-02. Al primo anno in terza serie il team terminò il campionato al 13° posto, ma l’anno seguente seppe rifarsi con un quinto posto. L’Hoffenheim finì al quinto e al sesto posto nei campionati seguenti e nella stagione 2005-06 al quarto posto. Il club, inoltre, partecipò per la prima volta alla coppa nazionale nel 2003-04 venendo eliminato ai quarti di finale dal VfB Lubecca, compagine di seconda divisione; prima però estromise dalla competizione l’Eintracht Trier e il Karlsruher Sc, squadre di Zweite Bundesliga e il Bayer Leverkusen squadra di Bundesliga. Nel 2006 l’Hoffenheim ha messo in chiaro le proprie ambizioni di promozione decidendo la costruzione di uno stadio da 30.000 posti a sedere a Sinsheim (anche se prima esso doveva essere costruito ad Heidelberg) che possa ospitare le partite di Bundesliga. Lo stadio sostituirà quello attuale. Sempre nello stesso anno la società migliorò ulteriormente la rosa e lo staff della squadra ingaggiando giocatori di serie superiore come Jochen Seitz e Tomislav Marić e l’allenatore Ralf Rangnick, ex Stoccarda, Hannover e Schalke 04. Grazie a questi acquisti la squadra alla fine della stagione 2006-07 si è classificata al secondo posto in Regionalliga guadagnando la promozione in seconda divisione con quattro giornate d’anticipo. Nella stagione 2007-08, da neopromossa, si è piazzata al secondo posto in secondo serie e ha conseguito, così, una storica promozione in Bundesliga. 

Le recenti affermazioni in campionato hanno spinto il patron dell’Hoffenheim ha dichiarare di essere pronto ad investire ancora nella squadra per portarla in Champions League. Primo investimento, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, sarebbe il centrocampista della Roma e della Nazionale italiana Alberto Aquilani. Per il giocatore giallorosso, oggetto del desiderio di molti club nello scorso mercato estivo, Dietmar Hopp sarebbe disposto a offrire sino a 20 milioni di euro. Che gloria e successi siano scritti nel futuro di questo club lo dice anche una “profezia” fatta da “Der Spiegel, il settimanale tedesco più influente, che vuole l’Hoffenheim campione di Germania nel 2020. Sogno o possibile realtà? Continuando così quello che fino a qualche anno fa poteva sembrare solo un bel sogno potrebbe trasformarsi in una bellissima realtà.

Inserito da: federicologiudice | Novembre 3, 2008

Desolazione Roma

 

Luciano Spalletti

Luciano Spalletti

di Federico Lo Giudice

TORINO – Ancora una sconfitta. La sesta in nove partite di campionato. La Roma di Spalletti perde anche a Torino con la Juventus mostrando tutti i suoi limiti tattici e mentali. I sette punti in classifica, anche se c’è da recuperare il match interno con la Sampdoria, mettono i  giallorossi al 17° posto in classifica, ad un solo punto dalla coppia Chievo e Bologna che oggi sarebbe retrocesse in serie B.  

La partita di sabato con i bianconeri di un super Del Piero non ha “regalato” grandi novità sul piano del gioco e del carattere da parte della squadra romana. Al contrario, ancora una volta in questa stagione i giallorossi sono apparsi incapaci di mostrare quel gioco e quell’intelligenza tattica che fino allo scorso giugno ne avevano fatto la squadra più bella d’Europa. Le nove reti segnate e le diciassette subite sono il segnale più chiaro della crisi giallorossa. Nelle ultime cinque partite, compresa quella di Champions con il Chelsea, la Roma è andata a segno una sola volta grazie a un rigore di Totti a Udine, subendo al contrario undici reti di cui una sola su calcio di rigore (sempre a Udine). Insomma cifre alla mano un disastro.

In molti oggi si chiedono che fine abbia fatto quella squadra delle meraviglie. Sarebbe troppo facile imputare questa orribile metamorfosi solo a una campagna acquisti sbagliata. O ancora più semplicistico sarebbe pensare che la colpa sia di una preparazione iniziata più tardi rispetto alle altre squadre del campionato. Ed allora come sempre accade in queste circostanze, sul banco degli imputati sale l’allenatore e le sue scelte. Così quel Luciano Spalletti elogiato e idolatrato sino a qualche mese fa è diventato un tecnico incompetente e incapace di modificare il Dna della sua squadra. Un condottiero “imprigionato” nel suo 4-2-3-1 che senza capitan Totti e con un De Rossi a mezzo servizio sembra non funzionare più. I fischi e gli insulti dei tifosi giallorossi, però, sono stati rivolti anche alla dirigenza. Al ds Pradè e alla presidentessa Rosella Sensi. Entrambi responsabili per questo mutamento, tutti e due colpevoli di non essersi mossi nel modo giusto nel trovare ricambi di qualità dopo le cessioni di lusso degli ultimi due anni. Menez, Riise, Loria e Baptista continuano ad essere oggetti del mistero. Giocatori costati alla società che con molta probabilità il prossimo anno vestiranno un’altra maglia. 

Così alla vigilia del match di Champions con il Chelsea all’Olimpico, che diventa l’ultima ancora per dare un senso a questa stagione, Spalletti ha deciso di interrompere il ritiro a Trigoria per permettere ai suoi giocatori di riflettere con più serenità sul momento che la Roma sta attraversando. Domani contro i Blues di Scolari riuscire a vincere, visto lo stato di salute dei giallorossi, non sarà facile. Anche i bookmarker sembrano aver perso fiducia in Totti & Co. decidendo di quotare il successo giallorosso 3.30 contro il 2.10 dei londinesi. Insomma anche gli inventori delle scommesse ritengo impossibile che la Roma riesca a centrare la vittoria in casa e proseguire il suo cammino in Champions. Il Chelsea, che quest’estate aveva provato col suo patron Abramovic a strappare Spalletti alla Roma causando molti degli attuali malumori nello spogliatoio giallorosso, sarà la prova della verità per la Roma e il suo tecnico. Un esame d’inglese che i tifosi giallorossi si augurano possa essere superato a pieni voti.

Inserito da: federicologiudice | Novembre 4, 2008

Podolski e Schweinsteiger pronti a salutare il Bayern di Klinsmann e Hoeneß

Schweinsteiger e Podolski

Schweinsteiger e Podolski

di Federico Lo Giudice

MÜNCHEN - “Entro Natale qualcuno non dovrà più lamentarsi di essere del Bayern”. Parola di Dieter Hoeneß. La “promessa” del general manager dei bavaresi è chiaramente diretta a Lukas Podolski. L’attaccante, infatti, dopo gli Europei austro-svizzeri aveva manifestato il suo malumore per aver giocato poco sia sotto la gestione di Felix Magath che di Ottmar Hitzfeld. Due anni nei quali il giocatore di origine polacca aveva collezionato 47 presenze in Bundesliga, molte delle quali partendo dalla panchina. Un feeling tra Podolski e Bayern interrotto anche dalla parole di amore del suo ex club, l’FC Köln, che in più occasioni ha tentato il suo Prinz sperando che tornasse a vestire la maglia biancorossa.

Nella città renana i tifosi dell’FC avevano, insieme ad alcuni imprenditori del posto, iniziato una raccolta di fondi per pagare il cartellino e l’ingaggio del giocatore. Ma nonostante questo il Bayern dichiarava incedibile il giocatore. Insieme al no della società, a trattenere Podolski in Baviera, anche l’arrivo sulla panchina di Klinsmann che ai mondiali del 2006 lo aveva “scoperto” e valorizzato. Proprio l’ingaggio di Klinsmann sembrava essere la migliore garanzia per Poldi e il suo futuro al Bayern. Le premesse dimostravano questo. Prima di campionato e Podolski titolare, anche per l’assenza di Luca Toni, e autore di una rete. Ma l’idillio tra tecnico e giocatore durava poco: Podolski ritornava a scaldare la panchina in attesa di giocare spezzoni di partita, come contro il Köln dove entrava diventando assist-man per Toni e realizzando anche un gol.  

Tanta panchina e altrettanto malumore per Poldi che in più di un’occasione dichiarava di voler tornare a giocare nella sua FC. Parole non gradite da Hoeneß che nell’ultima settimana davano il via ad un botta e risposta tra lui e il giocatore. Per il general manager del Bayern,  la doppietta di Poldi realizzata con la Germania contro il Liechtenstein non dimostrava nulla perchè “è troppo facile fare il fenomeno con squadre di bassissimo livello”.  Ma un Hoeneß esasperato (verzweifelt) non si fermava qui, aggiungendo prima dell’incontro di sabato scorso contro l’Arminia Bielefeld che “il giocatore non ha le capacità per reggere la pressione che si crea in un grande club come il Bayern. Lui sogna Colonia giorno e notte”. La risposta di Podolski non si è fatta attendere arrivando proprio nella sfida con il Bielefeld. Entrato al posto del gemello Schweinsteiger ad inizio del secondo tempo quando il Bayern stava sull’1-1 serviva il pallone del 2-1 a Ribery e realizzava il rigore del 3-1 che metteva in cassaforte la partita. Nonostante la prestazione, Poldi decideva di rispondere al suo general manager con poche ma chiare parole: “Dirò a Löw di farmi giocare solo quando affronteremo squadre della Top 20″.

Una telenovela destinata a continuare e il cui finale sembra ormai scritto: Lukas a gennaio tornerà al Colonia o sarà ceduto in prestito a qualche squadra estera. E i club che sarebbero interessati al giocatore non sono pochi, considerando che anche Schweinsteiger, sempre secondo le parole di Hoeneß, sarebbe pronto a lasciare il Bayern e non disposto a rinnovare il suo contratto che scadrà il prossimo giugno. Proprio il gemello di Poldi, ricercato da Juventus, Inter e Milan, potrebbe convincere il compagno di squadra a provare l’avventura italiana già da gennaio. Sul Prinz di Colonia potrebbe interessarsi la Roma della Sensi. La società giallorossa nei giorni scorsi ha manifestato l’intenzione di rimettere mano al portafoglio per offrire a Spalletti un attaccante nuovo e di qualità già dal prossimo gennaio. E visto la politica societaria della Roma nella campagna acquisti, Poldoski potrebbe essere un ottimo e doppio affare: preso in prestito fino a giugno con la possibilità di acquistarlo a titolo definito e a un prezzo non superiore agli 8 milioni di euro, ma anche di “utilizzarlo” come calamita per prendere per il prossimo campionato e a parametro zero Schweinsteiger, che sarebbe più che contento di giocare con il suo amico Poldi. I due nazionali tedeschi farebbero la fortuna di molti club europei. Capaci di ricoprire due ruoli, esterno o attaccante, hanno dimostrato sempre di essere una “coppia” affidabilissima in campo e con grande affiatamento, oltre ad essere un investimento intelligente vista anche la loro giovane età.

Inserito da: federicologiudice | Novembre 5, 2008

Una Roma da sogno

La gioia giallorossa dopo il terzo gol al Chelsea

di Federico Lo Giudice

ROMA – Eraclito dice: “Chi non si aspetta l’inaspettato, non scoprirà la verità”. Un detto che si adattata alla perfezione alla Roma dopo la straordinaria partita di Champions contro il Chelsea. Perdente, brutta e irritante sino a sabato scorso contro la Juventus. Emozionante, bellissima e concreta contro i vicecampioni d’Europa martedì sera all’Olimpico. Una metamoforsi improvvisa ed inaspettata che ha avuto un triplice effetto: riaprire il discorso qualificazione, ridare fiducia alla squadra e riaccendere l’entusiasmo dei tifosi giallorossi.

Il merito di tutto questo è di Luciano Spalletti. Il tecnico, nella partita più importante della stagione, ha deciso di mettere in naftalina (almeno per ora) il suo 4-2-3-1 per puntare tutto sul 4-3-1-2, che in fase di non possesso diventa un sicuro 4-4-2.  Una mossa che ha ridato vittoria e anche permesso di ritrovare giocatori come Perrotta e Pizarro. Benissimo, ancora una volta, la prestazione di Matteo Brighi, da ieri soprannonimato dai sostenitori giallorossi il ”maratoneta”. Il centrocampista è stato uno dei migliori in campo. Insieme a tanta quantità ha espresso anche tanta qualità che ne fanno il migliore acquisto del mercato della Roma di questa stagione. 
Un discorso a parte lo meritano gli autori delle reti: Panucci e Vucinic. Il primo capace ancora una volta di vestire gli abiti del condottiero permettendo alla squadra di acquisire fiducia e quella serenità necessaria per giocare nel modo migliore una sfida delicata come quella con il Chelsea. Per il montenegrino una prova, l’ennesima in Champions, che allontana ancora una volta le critiche piovutegli addosso per alcune prestazioni non all’altezza della sua classe. La doppietta realizzata contro la squadra inglese ne fanno il capocannoniere stagionale della Roma, davanti, guarda caso, a Panucci. Per Vucinic è l’ottava rete in diciotto incontri di Champions League: un bottino niente male, considerando che tutte sono state realizzate contro grandi squadre e sono state determinanti per il risultato.
Infine Totti. Il numero dieci della Roma, se ancora ce ne fosse bisogno, ha mostrato tutto il suo carisma e l’amore per i colori giallorossi. In campo, nonostante il tendine rotuleo continui a fare male, ha stretto i denti e combattutto. Come un generale ha dato coraggio ad una truppa (squadra) che ne aveva disperatamente bisogno. Ha sopperito alle difficoltà fisiche con l’intelligenza che solo i grandi campioni hanno, giocando di prima e con intuizioni folgoranti. E’ anche grazie a lui che la stagione della Roma si è inaspettatamente riaperta.
Inserito da: federicologiudice | Novembre 13, 2008

Recessione frena la locomotiva tedesca

Il cancelliere tedesco Angela Merkel

Il cancelliere tedesco Angela Merkel

 

 

BERLINO – La locomotiva tedesca si è fermata: la Germania ha ufficialmente annunciato oggi attraverso l’Ufficio federale di statistica che il Pil tedesco, nel terzo trimestre, è sceso dello 0,5% rispetto al precedente, quando si era già contratto dello 0,4%. Con due trimestri negativi consecutivi la prima economia europea è entrata ufficialmente in recessione tecnica. Una doppietta negativa non si vedeva dal 2003: a diminuire più di tutto sono state le esportazioni, quelle per le quali la Germania era in testa alle classifiche mondiali, per l’effetto di euro forte e prezzi del greggio, insieme al rallentamento della congiuntura economica internazionale innescato dalla crisi finanziaria per i prestiti subprime. Impossibile compensare con i soli risultati economici interni: l’economia interna è rimasta in crescita, grazie a consumi e produzione ancora in aumento nei mesi fra luglio e settembre, hanno reso noto gli esperti di statistica.
Un miglioramento non è per ora in vista, anzi il Fondo monetario internazionale prevede per il 2009 un calo dello 0,8% della capacità economica in Germania. Incerti i tempi della ripresa. Secondo i cinque saggi dell’economia tedesca solo verso la metà del 2009 si potrà cominciare a vedere una schiarita. Il governo della cancellerà Angela Merkel ha deciso di reagire con un pacchetto di misure congiunturali a favore dell’economia per un totale di circa 8 miliardi di  euro, il cui effetto dovrebbe essere quello di promuovere investimenti e ordinazioni per 50 miliardi di euro. Oggi la proposta di legge che tra l’altro prevede l’abolizione delle tasse sulle automobili nuove di ogni genere immatricolate tra il 5 novembre 2008 e la fine di giugno 2009 , ma anche investimenti in infrastrutture, risparmi fiscali per l’economia e sussidi per chi ordina prodotti artigianali, è stata approvata a grande maggioranza (ma non all’unanimità) dai gruppi parlamentari Cdu-Csu e Spd, che formano la grande coalizione al governo in Germania fino alle prossime elezioni del settembre 2009. Il pacchetto di misure congiunturali, che dovrebbe essere approvato dal Bundestag alla fine di novembre, non è sufficiente secondo Peter Bofinger, uno dei cinque saggi  dell’economia tedesca. «Non si può immaginare che la Germania nei prossimi anni possa essere trascinata dall’estero – ha detto Bofinger in una intervista al quotidiano Frankfurter Rundschau – è necessaria perciò una spinta da 25 miliardi di euro per l’anno in corso e per quello prossimo, pari a un punto percentuale del prodotto interno lordo». Bofinger ha ripetuto e precisato una richiesta di cinque saggi che alla luce della recessione in Eurolandia hanno invitato la Banca centrale europea a tagliare ancora i tassi di riferimento. «Io personalmente penso al 2%» ha detto Bofinger, a proposito dei tassi Bce attualmente al 3,25%. L’esperto tedesco ha anche rimproverato alla Bce di avere contribuito ad acuire la crisi con uno «sbagliato procedimento di ripartizione» all’asta dell’8 ottobre scorso.

Inserito da: federicologiudice | Novembre 18, 2008

Hamelin tornano i ratti, ma Pifferaio magico latita

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BERLINO La storia del Pifferaio di Hamelin, la famosa fiaba popolare tramandata anche dai fratelli Grimm, si ripete nella cittadina della Germania nord-occidentale  nuovamente invasa dai topi.
In un’area a giardino abbandonata da qualche tempo ai bordi del centro della cittadina di 60 mila abitanti della Bassa Sassonia i topi quest’anno si sono moltiplicati «in maniera esplosiva», ha reso noto il portavoce dell’amministrazione comunale, Thomas Wahmes. L’area è diventata il rifugio di topi e ratti che ora rischiano di allargarsi anche nelle vicine aree edificate di recente.

Ma poichè non è chiaro a chi appartenga il terreno, per ora la città non può mandare gli esperti a derattizzare, ha detto Wahmes. Per ora sono state sistemate trappole tutt’intorno alla zona infestata.
La vera storia del pifferaio magico, narrata anche dai fratelli Grimm, si sarebbe svolta nel 1284. In quell’anno a Hamelin ci fu una invasione di roditori. Al pifferaio che si offre di disinfestarla il sindaco promette un adeguato pagamento. Non appena il pifferaio inizia a suonare, i ratti restano incantati dalla sua musica e si mettono a seguirlo, fino alle acque del fiume Weser, dove muoiono annegati. La gente di Hamelin però decide di non pagare il pifferaio che per vendetta riprende a suonare mentre gli adulti sono in chiesa, attirando dietro di sè tutti i bambini della città. Centotrenta bimbi lo seguono in campagna, e vengono rinchiusi in una caverna. Per alcune versioni muoiono tutti, per altre vengono salvati dal compagno zoppo, che non era riuscito a tenere il passo e arriva dopo che l’uomo con il piffero se ne era andato.

Inserito da: federicologiudice | Novembre 23, 2008

TFF: Die Welle, come diventare nazisti a scuola

images2TORINO  «È possibile oggi in Germania una nuova dittatura?». L’Onda lo dimostrerà. Die welle, diretto da Dennis Gansel, è uno dei 15 film in concorso per la 26esima edizione del Torino Film Festival e parla di un esperimento scappato di mano ad un insegnante di scuola superiore, Rainer Wenger, che decide di spiegare ai suoi alunni l’autocrazia attraverso un gioco di ruolo.
   Il film è tratto dall’omonimo racconto di Morton Ruhe (pseudonimo di Todd Strasser), lettura obbligatoria in molte scuole tedesche e ispirato ad una storia vera: l’esperimento fu condotto nel 1967 da Ron Jones, in California. «Il potere attraverso la disciplina, l’unità, l’azione»: Rainer è un docente non conforme che va a scuola con la maglietta del gruppo punk rock dei Ramones, in occasione di una settimana di lezioni speciali non si accontenta di spiegare accademicamente che un
governo autocratico è un concetto che significa il potere di uno solo o di un gruppo, che decide per tutti gli altri fino anche a cambiare le leggi da solo, vuol far vivere in prima persona agli studenti i principi di una dittatura. I ragazzi lo hanno sempre chiamato per nome, ma da lunedì sarà per loro il “signor” Wenger, dovranno stare dritti sulle sedie e alzarsi per parlare. In cinque giorni nasceranno il
nome,  “l’Onda”, un motto, un logo e un saluto segreto. Il principio dell’uguaglianza si esprime attraverso una divisa comune, una camicia bianca: non indossarla diventerà presto motivo di esclusione. Innocue nozioni iniziali come disciplina e comunità nel giro di tre giorni degenereranno nella violenza.
   L’Onda travolge i più deboli, che vedono nel movimento la loro prima vera famiglia e che per difenderlo saranno pronti alle armi, ma c’è chi non ci sta: convinta che ci sia qualcosa di sbagliato nel gioco del professore, Karo decide di usare la redazione della scuola per stampare volantini contro l’Onda.  La giovane verrà minacciata anche dal suo ragazzo, Marco, che perderà il controllo. Solo dopo l’odio, la divisione, la violenza, anche Marco capisce: «Questa pseudo disciplina è una stronzata fascista», dice al professore, che però non può credere di essere andato tanto oltre, almeno finchè non vede che la “sua” Onda è pronta ad uccidere per lui.
 «Una volta che hai convinto qualcuno ad accettare disciplina e gerarchia, come usi questo sistema? – si è chiesto Jurgen Vogel, il pluripremiato attore che interpreta Rainer – puoi andare a sinistra o a destra, ma alla fine sono sempre la manipolazione e l’abuso di potere a rendere il sistema pericoloso, indipendentemente dall’ideologia che lo sostiene». 
Il fenomeno dell’obbedienza cieca all’autorità è stato esaminato anche da diversi esperimenti psicologici, come lo Stanford prison experiment o il Milgram experiment, raggiungendo spesso risultati inquietanti.  Il film è uscito in Germania a marzo dopo essere stato a gennaio al Sundance americano e non ha ancora una distribuzione italiana.

Inserito da: federicologiudice | Novembre 28, 2008

Bundesliga: diritti tv, accordo quadriennale con Premiere

BERLINO – L’emittente Premiere si è assicurata i diritti televisivi della Bundesliga per le prossime  quattro stagioni. Un maxi-accordo che vedrà l’emittente versare nelle casse della Lega tedesca 225 milioni di euro per la stagione 2009-10, cifra destinata a salire negli anni successivi fino ai 275 milioni del campionato 2012-13. Tenendo conto della cessione degli altri diritti di trasmissione, la Lega tedesca incasserà complessivamente 1,65 miliardi di euro, una media di 412 milioni di euro all’anno, in aumento rispetto ai 405,5 che arrivavano dagli ultimi contratti.

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 3, 2008

Il Chievo di Germania ha un padrone sognatore

La gioia dei giocatori dell'Hoffenheim

La gioia dei giocatori dell'Hoffenheim

HOFFENHEIM Adesso che ha rifilato tre gol anche al Bielefeld, adesso che il Chievo di Germania proprio non si vuol fermare, non resta che Toni e il Bayern per cercare di far lo sgambetto alla matricola più simpatica, irriverente e dispettosa d’Europa. Appuntamento venerdì prossimo all’Allianz Arena di Monaco, dove i famosissimi campioni di Germania di Jurgen Klinsmann affronteranno la squadra venuta dalla serie B a sconvolgere il calcio tedesco e la ricchissima Bundesliga. Segnatevi questo nome: 1899 Hoffenheim, squadra di un paese tedesco di 3272 anime. 
Chievo è anche sotto i tremila abitanti ma è comunque un quartiere di Verona. L’Hoffenheim invece è una squadra che fino a otto anni fa quasi non esisteva, giocava infatti ben otto livelli più sotto la serie A tedesca. Praticamente la nostra prima categoria. E poi la miracolosa e prodigiosa scalata: Verbandsliga, Oberliga, Regionalliga e in alto fino alla Bundesliga conquistata col secondo posto raggiunto nel giugno scorso nella loro serie B. 

L’Hoffenheim – alla quindicesima giornata – è primo con 34 punti e 3 di vantaggio sul Bayern: gioco offensivo e 40 gol già messi a segno, il miglior attacco di Germania. Il coach è una specie di vate del gioco offensivo alla tedesca, Ralf Rangnick, 50 anni, già allenatore dello Stoccarda e dello Schalke 04. Tre attaccanti e anche due centrocampisti offensivi (tra questi il senegalese Ba e due brasiliani Carlos Eduardo e Luis Gustavo) il suo folle ma funzionante schema. Preparato, lo chiamano Football Professor: ad Hoffenheim, Rangnik è andato per orgoglio ma anche per i soldi che il club garantisce. Perché l’Hoffenheim è piccolo sì, ma non propriamente povero. 

 
La star dell’Hoffenheim è il bosniaco Vedad Ibisevic, 24 anni, esordiente in Bundesliga, numero 19 sulle spalle, un colosso di un metro e novanta che segna gol a raffica. Capocannoniere, ha già realizzato 17 gol, staccatissimo il rinomato Edinaldo Grafite del Wolfburg con solo 11 gol. E il nostro azzurro Luca Toni per ora ne ha fatti solo 7… 

Tutti pensano che Ibisevic – dovesse continuare con questo ritmo – potrebbe battere il record dei 40 gol stagionali del mitico Gerd Mueller (ricordate Italia-Germania 4-3?): “Tutto è possibile – ha detto il grande ex attaccante – e se dovesse succedere mi congratulerò con lui. Un istinto come il suo è qualcosa che non s’impara, o ce l’hai o non ce l’hai. E Ibisevic indubbiamente ce l’ha”. 

Di religione musulmana nel 2000, a 16 anni, Vedad con la sua famiglia lasciò Vlasenica in Bosnia Erzegovina per andare in Svizzera dove rimase 10 mesi. La famiglia entrò a far parte di un programma Onu per i rifugiati e venne trasferita negli Usa a Saint Louis dove i genitori del giocatore si trovano ancora. Al ragazzo piaceva il calcio, ma a Saint Louis trovava solo campi da baseball e di football, finché non riuscì a giocare a calcio per la Roosvelt High School, cominciare a giocare più seriamente nel club dei Billikens e poi St. Louis Strikers, Chicago Fire Premier e quindi il decollo verso l’Europa vagando per Svizzera, Francia fino ad arrivare in Germania. Dove ha trovato fortuna, gol, soldi e affermazione personale. E’ titolare della nazionale bosniaca, all’Hoffenheim è approdato da un paio di anni: costo per il club un milione di dollari. 

Ma il pigmalione della prodigiosa matricola si chiama Dietmar Hopp, è lui che anni fa decise di far diventare l’Hoffenheim un grande club. 68 anni, una moglie e due figli, ingegnere ex dipendente della IBM, nel ‘72 fondò una piccola azienda, la Sap, che sarebbe poi diventata con circa 30mila dipendenti, un colosso europeo nella produzione di software. Arrivato a 65 anni ha deciso però di vendere la sua quota e godersi la pensione. 

Nato nel ‘40 ad Heidelberg, dalla sua attività ha trovato i soldi da investire nel calcio, e ha deciso così di comprarsi la società dove aveva giocato a pallone da ragazzino. Lo intristiva vederla all’ultimo gradino del calcio tedesco. Subito rese noto il suo progetto: fare dell’Hoffenheim un grande club e portarlo il più in alto possibile. Rilevò il club con l’intento di far giocare i giovani talenti della regione, costruì subito con 7 milioni e mezzo un primo impianto da 6.500 posti, cui diede il nome di “Dietmar Hopp Stadion”. E quindi un centro sportivo e una foresteria per la squadra. Focoso e appassionato di football spesso va tra i tifosi a vedere le partite in piedi e a urlare slogan. 

Proprietario di un “luxury golf resort” vicino Cannes, di un albergo a 5 stelle con tanto di centro benessere in Germania, sponsorizza anche una squadra di hockey a Mannheim. Secondo la rivista americana Forbes il suo patrimonio stimato è di un miliardo di dollari. Non avendo un impianto sufficientemente grande la squadra gioca le sue partite a Mannheim. Nonostante Hoffenheim abbia solo 3200 abitanti il vecchio Hopp guarda lontano e sta facendo costruire nella vicina Sinsheim un fantastico stadio coperto da 40 milioni di euro per 40 mila spettatori. Il piccolo Hoffenheim fa le cose in grande. 

 

 

 

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 15, 2008

Dalla Stasi alla Bierlorussia. Stange, una spia in panchina

Bernd Stange

Bernd Stange

COLONIA – Per la Stasi era un Inoffizieller Mitarbeiter, agente  in incognito: nome in codice Kurt Wenger. Spiava le vite degli altri, solo che gli altri erano i giocatori che allenava. Poi il Muro cadde e la spia, smascherata, se ne andò per il mondo. Finché, nel 2002, Saddam Hussein gli offrì la panchina di ct dell’Iraq. Così, ora che guida la nazionale della Bierlorussia, cioè l’unico paese europeo governato da un dittatore e in cui sopravvivono il Kgb e la pena di morte per i civili, qualcuno comincia a chiamarlo “l’allenatore del Diavolo”.

Al che lui si inalbera e scandisce le parole che, portate alle estreme conseguenze, sono il manifesto programmatico della sua vita: “Un allenatore non dovrebbe mai mischiare il suo lavoro con la politica. E’ pericoloso”. Ma forse è solo una delle smargiassate che ai tempi della Germania dell’Est (DDR) gli valsero il soprannome di Lugenbaron, cioè un Barone di Munchhausen moderno, insomma un contafrottole di genio. Di sicuro ha chilometri di pelo sullo stomaco il nostro eroe, al secolo Bernd Stange, 60 anni, tedesco della Sassonia orientale, e attuale  ct della Bierlorussia.

Allena il Carl Zeiss Jena dal 1970 al 1978, poi l’under 21 e la nazionale maggiore della DDR fino al 1988. Nel frattempo, tra il 1973 e il 1986, lavora per la Stasi, la polizia segreta: spia i suoi calciatori e i colleghi allenatori, raccoglie le confidenze di chi medita la fuga in Germania Ovest o critica il regime, poi riferisce a chi di dovere. Un brutto affare. Che viene alla luce nel 1992, a Muro caduto e ad archivi della Stasi aperti: per Stange, che all’epoca allena l’Hertha Berlino, è la fine della carriera in Germania. Un passaggio a Lipsia, poi via nel mondo: Ucraina, Australia, persino Oman. Infine l’Iraq, nell’ottobre del 2002: l’accordo viene sancito da una foto di Stange al fianco di Saddam Hussein, nel contratto c’è la clausola in cui il ct si impegna a non parlare di politica. La cosa crea imbarazzi diplomatici, in Germania l’Assoallenatori lo infama: “Nessun tedesco andrebbe a lavorare per un regime simile, nemmeno per tutto l’oro del mondo”.  Lui ribatte: “Alla mia età passano gli ultimi treni: sogno i Mondiali del 2006″. Non ci arriverà.

Dopo l’invasione americana e la caccia a Saddam, Stange vive pericolosamente: il suo autista viene preso a pistolettate. Il tecnico lascia l’Iraq, poi torna per un breve periodo, finchè molla dopo aver provato addirittura ad allenare la squadra al telefono.  Blatter e la Fifa ne lodano il coraggio nella costruzione di una nazionale a pezzi, perché grazie a lui l’Iraq arriva quarto alle Olimpiadi di Atene.  Poi lo ritroviamo in acque più tranquille a Cipro, infine nell’ottobre del 2007 arriva la chiamata che non si può rifiutare, se ti chiami Bernd Stange e parli pure un po’ di russo: la Bielorussia del dittatore Lukashenko. Una stretta di mano e via, al lavoro.  E dato che Stange è anche un ottimo allenatore, la nazionale in un anno guadagna 35 posizioni nel ranking Fifa. Lui, peraltro, a Minsk si trova da dio, come racconta alla rivista inglese “When Saturday Comess”: “La criminalità qui non esiste. Le donne possono girare tranquille, di notte, dentro i parchi pubblici. Invece quando mi trovo a Jena, in Germania, devo andare a prendere mia moglie fuori dal cinema per evitare guai”. Mai mischiare la politica con lo sport: non vi farete troppe domande e vivrete felici. Parola di Bernd Stange.

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 15, 2008

La Roma cambia i Conti del campionato

Francesco Totti

Francesco Totti

di Federico Lo Giudice

ROMA - E sono cinque. La Roma centra il quinto successo di fila in campionato e prosegue la sua risalita in classifica. All’Olimpico i giallorossi battono con fatica e merito un Cagliari che ha confermato di essere una squadra di qualità e con una precisa identità. Il 3-2 finale, deciso da una rete di Vucinic al 90°, ne è la testimonianza.  

Spalletti all’ultimo momento ha dovuto fare a meno di Doni e affidarsi all’altro portiere brasiliano Artur, all’esordio stagionale all’Olimpico. Cicinho, impiegato come mezz’ala destra in mediana, è la vera novità (o se si vuole sorpres), tattica del tecnico toscano che doveva rinunciare allo squalificato Brighi e agli infortunati Aquilani e Pizarro.  Novità anche nello schieramento sardo, dove Allegri rinunciava ad Acquafresca per far giocare dal primo minuto Larrivey.

La partita è piacevole fin dall’inizio, con la Roma che stuzzica l’ottimo Marchetti in più occasioni. La palla gol più clamorosa è di Vucinic al 17′, con un gran destro a girare che si stampa sul palo. La Roma va sulle ali di Francesco Totti, finalmente sostenuto da una buona condizione che affianca un talento sempre cristallino. Il gol che sblocca la gara è una prodezza: sponda aerea di Vucinic e gran sinistro da fuori area del capitano, che non dà scampo a Marchetti. Una rete all’altezza per festeggiare il gol numero 170 in serie A.

Nella ripresa il Cagliari non sembra in grado di impensierire più di tanto la Roma, nonostante l’ingresso in campo di Acquafresca. Ma al 13′ Daniele Conti indovina la punizione della vita con un bolide a uscire di destro che non dà scampo ad Artur. Per il figlio del grande Bruno la soddisfazione del gol più bello in carriera proprio alla squadra in cui è cresciuto. Sembra un incidente di percorso, che una squadra così superiore all’altra dovrebbe metabolizzare senza problemi. Invece la Roma accusa il colpo come peggio non potrebbe: Jeda prima si mangia il 2-1 a due passi da Artur, poi sull’assist di Cossu piazza di destro e prende in contropiede il secondo portiere della Roma.

A questo punto la Roma non ci sta e cerca di uscire dal torpore, con Spalletti che inserisce Menez e Montella, presentando una squadra che definire offensiva è poco. E’ ancora Totti ad avviare l’azione del 2-2, anche se è Perrotta a inventarsi una semirovesciata da copertina dopo il colpo di testa del capitano. Da sottolineare che il gol è viziato da una posizione irregolare dell’autore della rete, leggermente oltre alla linea difensiva sullo stacco di Totti. I giallorossi ci provano fino alla fine, mentre il Cagliari nel finale si chiude a protezione di un punto preziosissimo. Ma non contiene più gli slanci della Roma: Totti con un altro gioiello trova la parte alta della traversa, Perrotta sfiora il palo di destro. E’ l’anticamera del gol, che arriva proprio al 90′: Menez va via a sinistra e crossa, la difesa respinge ma irrompe Vucinic per il 3-2 finale. E’ apoteosi Roma. Una squadra che vince coi campioni. Ma anche con il cuore. Proprio come le grandi.

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 15, 2008

Morto Tappert, per 25 anni fu l’ispettore Derrick

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MONACO - Quando nel ‘97 annunciò che dopo quasi 300 episodi avrebbe riposto in un baule l’impermeabile color crema e avrebbe detto addio al personaggio dell’Ispettore Derrick, il poliziotto che lo aveva reso famoso in tutta Europa, in tanti sperarono in un suo ripensamento. Horst Tappert, nato nel 1923 a Elberfeld nella Ruhr, di cui si è avuta oggi la notizia della sua morte sabato scorso in una clinica di Monaco di Baviera, è stato un volto popolare della tv, tedesca ma anche italiana. E per oltre 20 anni, anni in cui il cinema tedesco era fortemente in crisi, è stato l’attore teutonico più celebre in Europa. Il suo telefilm è stato un classico imperdibile della programmazione televisiva di Raidue. Ed è stato tra i pochi, per non dire l’unico, a rappresentare la produzione europea in un settore televisivo dominato anche in passato dai poliziotti anglosassoni.

Lui, signore compassato, un pò grigio come le atmosfere del suo telefilm ambientato a Monaco di Baviera, era stato dal 1974 al ‘98 un impiegato della tv, fedele a quel ruolo che aveva contribuito a creare e che gli aveva dato la fama. Per circa 25 anni aveva lavorato «con disciplina e concentrazione», senza lasciare prima quel personaggio-gabbia, «perchè non si lascia un grande successo».
La Zdf, la tv tedesca produttrice e distributrice della serie e il produttore Helmut Ringelmann avevano tentato di fargli cambiare idea: ma il 18 settembre ‘98 in Germania, l’anno dopo in Italia l’addio di Tappert a Derrick fu definitivo. Si era formato come attore d’avanguardia nella Germania degli anni tragici seguiti alla seconda guerra mondiale, era stato soldato e anche prigioniero di guerra. Voleva fare l’attore: già nel 1945
aveva frequentato per due anni, la scuola d’arte drammatica di Paul Rose, uno dei maggiori drammaturgi tedeschi dell’epoca che lascerà un’impronta importante nella formazione artistica del futuro “Derrick”. Definitivamente avviato alla carriera artistica, Tappert calcò in quegli anni le scene dei teatri d’avanguardia nella Germania della ricostruzione e del «miracolo economico».  Qualche successo ma è l’incontro con Derrick negli anni ‘70 che lo consacra alla fama. Dell’addio di Horst Tappert al ruolo che lo ha reso celebre sono state date molte motivazioni. Una persino tragica, visto che si è messa in relazione la sua decisione con la notizia che una donna in Germania si sarebbe suicidata per lui. In realtà, «molto più semplicemente – aveva detto – di ritorno dalle vacanze ho deciso di dire basta, di cambiare vita: tornare a leggere i libri, pranzare a mezzogiorno con mia moglie, fare un sonnellino dopo pranzo, sentire la radio, vedere gli amici». Si definiva un «buon prussiano, ragmatico e con i piedi per terra» e almeno in pubblico non aveva mai rimpianto il personaggio che li aveva dato il successo: «è un capitolo chiuso, dimenticato. Credo obiettivamente che questo mio atteggiamento sia l’unica strada da prendere. Dopo tanti anni mi sono ricordato che il mio mestiere è anche cambiare personaggio», aveva detto a Roma nel ‘99 sul set di una fiction tv in cui interpretava il Cardinale. L’età matura e la scelta di dire addio a Derrick lo avevano portato anche aduna maggiore verità: si era presentato alla stampa senza il parrucchino, mostrando la sua testa semi-calva.

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 22, 2008

Lo stupro delle Fräulein

 

Donne cercano di sopravvivere nella città distrutta dalle bombe

Donne cercano di sopravvivere nella città distrutta dalle bombe

Germania, un film rompe un tabù: le donne violentate dai soldati russi furono milioni

 

BERLINOCi sono. Questa volta è sicuro. Nella Berlino assediata alla fine dell’aprile 1945 non si parla d’altro. L’improvvisa amplificazione dei tiri di artiglieria non lascia dubbi. I russi sono arrivati. Rintanate, insieme ai vecchi e ai bambini, nel buio delle cantine e dei bunker, senza notizie dei loro uomini al fronte, le donne della capitale del Terzo Reich sanno che cosa aspettarsi. La propaganda nazista contro «quelle bestie dei russi» ha ottenuto il suo scopo. I soldati russi, spesso provenienti da paesini della Siberia, del Caucaso o della Mongolia, vogliono le donne, simbolo della loro vittoria sulla Germania hitleriana. Madri di famiglia, adolescenti, sessantenni… tutte corrispondono all’idea che gli «Ivan» – come li chiamano – hanno delle «deutsche Fräulein». 

Che saranno strappate dalle loro topaie e trascinate negli angoli bui, negli androni, nelle scale, per essere violentate. Gli storici parlano di centomila stupri commessi a Berlino tra l’aprile e il settembre 1945 e di due milioni di tedesche violentate sul fronte sovietico. Da allora sono passati quasi 65 anni. Ogni famiglia tedesca porta questo dramma impresso nella memoria. Nessuno però ha mai osato parlarne (soprattutto all’Est, dov’era proibito criticare il «grande fratello» russo). Troppo forti l’umiliazione, la vergogna, il dolore. Il tabù sembrava insuperabile. Tanto più che, rispetto ai crimini commessi dai nazisti, un tacito divieto impediva ai tedeschi di evocare le proprie sofferenze: sarebbero stati accusati di revisionismo. Oggi però la parola sembra essersi liberata delle catene. 

Badando sempre a ricordare la responsabilità iniziale del nazimo, telefilm e documentari cominciano a evocare il tributo pagato dai tedeschi al loro Führer e agli alleati: il bombardamento di Dresda, l’affondamento della nave Gustloff con i suoi diecimila passeggeri, l’espulsione di 12 milioni di tedeschi dai territori orientali. Con il film «Anonyma, una donna a Berlino», di Max Färberböck, protagonista Nina Ross, per la prima volta viene affrontato al cinema il tema degli stupri di massa commessi dai russi nel 1945. Il film è l’adattamento cinematografico di «Une femme à Berlin» (Gallimard 2006), il diario tenuto tra il 20 aprile e il 22 giugno 1945 da Marta Hillers (1911-2001), una giornalista berlinese che all’epoca dei fatti aveva 34 anni e racconta la quotidianità nella capitale nazista consegnata ai russi: l’assenza di acqua corrente e di elettricità, la ricerca del cibo, i razionamenti, i saccheggi. Nulla di eccezionale, di diari simili ce ne sono molti. 

Ma la testimonianza della giornalista resta senza uguali perché, mescolando lucidità e cinismo a una precisione rigorosa, Marta Hillers rende conto, giorno dopo giorno, degli stupri che subisce. Il film cerca di raccontare al grande pubblico l’irraccontabile, fornendone una versione un po’ edulcorata e trasformando in storia d’amore una relazione sostanzialmente pragmatica: quella che la giornalista berlinese ha cercato e intrattenuto, dopo essere stata violentata da diversi «Ivan», con un maggiore dell’Armata rossa. «Come Marta Hillers molte tedesche hanno usato questa strategia: se il destino era essere violentate, tanto valeva esserlo sempre dallo stesso uomo, possibilmente qualcuno la cui autorità tenesse gli altri a distanza e assicurasse protezione e sostentamento. Le madri di famiglia, in particolare, vi hanno visto un mezzo per nutrire i figli», spiega la giornalista Ingeborg Jacobs, che ha appena pubblicato «Freiwild» («Prede», edizioni Propyläen), un’inchiesta per la quale ha incontrato quasi duecento donne violentate dai russi nel 1945. 

«La storia di Anonyma è un po’ quella di mia madre», racconta Ingrid Holzhüer. Aveva nove anni quando i russi arrivarono a Vogelsdorf, un paese non lontano da Berlino dove si erano rifugiate dopo che l’appartamento della famiglia nella capitale era stato distrutto dalle bombe. «Era una signora particolarmente carina, i russi l’hanno subito individuata. E tornavano tutte le notti, con i pantaloni già aperti. La sentivo supplicarli, chiedere aiuto… Poi divenne l’amante di un alto grado, che ci prese sotto la sua ala». Molto diffusa, questa strategia di sopravvivenza sarà molto mal vista nella Germania del dopoguerra. Gli uomini che tornano dal fronte «si allontanano dalle loro mogli o fidanzate, che considerano sporche o indegne», racconta Ingeborg Jacobs. «Siete peggio delle cagne», sbotta l’amico di Marta Hillers, quando lei gli fa leggere il diario. 

Sarà pubblicato negli Stati Uniti nel 1954. E dovranno passare altri cinque anni prima che una casa editrice svizzera pubblichi una versione tedesca, che fece grande scandalo. Marta Hillers fu accusata di essere una «prostituta», per tutta la vita si nascose dietro lo pseudonimo «Anonyma», anonima. La sua vera identità fu scoperta dalla stampa soltanto nel 2003, due anni dopo la sua morte.

(Pubblicato su La Stampa il 21/12/2008)

Inserito da: federicologiudice | Dicembre 1, 2008

La coppa del mondo degli esclusi

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di Federico Lo Giudice

L’Italia bicampione del mondo all’Homeless World Cup,  ovvero la coppa del mondo di calcio per senzatetto. Un evento al confine tra sport e beneficenza.

MILANO È un evento per dare ai più poveri l’occasione di divertirsi e al tempo stesso di riscattarsi per vincere la loro personale battaglia verso una condizione di vita migliore. L’Italia è stata due volte campione del mondo e oggi 1° dicembre sarà a Melbourne per tentare di conquistare il terzo titolo e portare definitivamente la Coppa in Italia. Il calcio italiano ha mostrato una solidarietà da vero campione del mondo stanziando i fondi per il viaggio in Australia e fornendo tutta l’attrezzatura tecnica. Ora l’avventura può iniziare e a fare gli auguri al tecnico degli azzurri Bogdan Kwappik, e ai suoi ragazzi ci ha pensato Marcello Lippi, il tecnico campione del mondo.

http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/zapping/2008/081201_obdachloseworldcup.phtml

(andato in onda il 1° dicembre 2008 su Radio Colonia)

Inserito da: federicologiudice | Settembre 17, 2008

Thomas Häßler: “Roma e Sensi per sempre nel mio cuore”

         di Federico Lo Giudice
Thomas Häßler
Thomas Häßler

KÖLN - Grandissimo e umile allo steso tempo. In tre anni con la maglia giallorossa non vinse nulla, ma Thomas Häßler con quel destro tagliente e un gioco di gambe veloce come la luce, fece innamorare i tifosi della Roma. Ritiratosi nel 204, ogi è il secondo di Christoph Daum al Colonia, prima “colonia” dell’impero romano e città con oltre 25mila italiani.

Sembra che il suo legame con Roma sia inscindibile. Ripensa mai ai suoi anni nella Capitale?
“Certamente. Penso ancora molto spesso ai quei tre anni con la Roma. Ricordo anche con piacere il coro “Tommasino” intonato dai tifosi e il loro affetto. Ancora ogi seguo le partite della Roma, soprattutto il derby, e sono molto contento dei successi della squadra. Come sono stato molto triste per la morte di Sensi. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e posso dire che era una persona eccezionale”.
Epure quest’anno in campionato Totti & Co. non sono partiti benissimo.
“E’ vero, ma puo’ sucedere. Anche in Bundesliga il Bayern ha tentannato all’inizio, poi ha iniziato a volare. Noi del Colonia ne sappiamo qualcosa. Comunque sono certo che apena Totti tornerà in forma la squadra riprenderà a vincere: è uno di quei pochi giocatori capaci di fare la differenza”.
Quest’anno la finale di Champions si gioca a Roma. Puo’ essere uno stimolo in più per i giallorossi?
“La Roma negli ulrtimi ani ha dimostrato di essere diventata una delle squadre più forti d’Europa. Il fatto di giocare l’ultimo atto al’Olimpico potrebbe essere una spinta in più, ma a parte questo la squadra ha tutte le carte in regola per centrare questo obiettivo”.
(Pubblicato il 17 settembre 2008 su Il Tempo)
Inserito da: federicologiudice | Luglio 2, 2009

La Wolfsburg italiana

WOLFSBURG -

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