Pubblicato da: federicologiudice | 21 ottobre 2014

Keine Angst: Niente paura !!

images

FEDERICO LO GIUDICE

ROMA Niente paura. Dovrebbe essere questa, e siamo sicuri che lo sia, la parola d’ordine in casa Roma in vista della sfida di Champions di questa sera contro il Bayern. Le parole di ieri in conferenza stampa di Rudi Garcia (“Il nostro obiettivo è andare contro i pronostici) hanno confermato il cambio di mentalità della squadra giallorossa insieme alla convinzione che battere il Bayern è possibile. Una metamorfosi che prima ha modificato il modo di giocare e interpretare il calcio, avviata la scorsa stagione, ed ora la psiche di un gruppo che è consapevole, mai come ora, di avere tutte le carte in regola per poter arrivare ovunque: in Italia come in Europa.

RIVALI E’ vero, il blasone dei tedeschi (3 finali e una semifinale nelle ultime 5 edizioni) metterebbe i brividi a chiunque. Ma è altrettanto vero che il Bayern che si presenterà all’Olimpico è cambiato molto: specialmente dal punto di vista tattico. L’arrivo di Guardiola ha portato in soffitta il 4-2-3-1 di Heynckes, che a sua volta lo aveva mutuato dal BVB di Klopp, che era servito per riprendersi lo scettro di regina di Germania e conquistare il triplete. Un cambio che non ha prodotto traumi in Patria, titolo record conquistato già a marzo e vittoria in Pokal, ma molti in Europa per mano di un Real Madrid capace di andare a stravincere (0-4) all’Allianz Arena come non era riuscito mai a nessuno. Anche quest’anno, nonostante gli infortuni di Alcantara, Martinez e Schweinsteiger, la musica in Bundesliga dopo 8 giornate sembra la stessa: primato in classifica con il miglior attacco (21) e difesa (2) e ben 13 punti di vantaggio sul Dortmund che sarebbe dovuto essere l’antagonista dei bavaresi nella lotta al Meisterschale.

DUBBIO Un dominio che se da una parte è merito delle qualità di Guardiola e della sua squadra, dall’altra è anche la conseguenza dell’inconsistenza degli avversari. Il crollo del BVB e il cammino a singhiozzo di Leverkusen e Schalke lo confermano. Così se in Patria il Bayern “giustamente” fa paura, in Europa il potere bavarese è meno evidente. Le vittorie contro il City e il CSKA Mosca, ottenute di misura, sono un buon esempio. Contro gli inglesi la rete della vittoria è arrivata al 90’ e per un’invenzione di Boateng. Contro i russi, invece, è servito un rigore di Müller, un pizzico di fortuna (due le traverse prese dai moscoviti) e due miracoli di Neuer per tornare a Monaco con i tre punti. E’ vero che in Champions League il livello è superiore ad ogni campionato nazionale, ma è altrettanto vero che in Germania il Bayern paga il fatto di non avere avversari al suo livello, o quanto meno vicini, ma semplicemente degli sparring partner che impediscono a Guardiola di poter testare con obiettività la crescita della sua squadra. Un piccolo handicap per gli attuali campioni del mondo per club ed un piccolo vantaggio per le sue avversarie europee. Lo sanno perfettamente anche Lahm & Co. che stasera affronteranno l’avversario più ostico dall’inizio della stagione. Una squadra che ha una sua identità di gioco, dei giocatori d’esperienza internazionale e un allenatore che ha trasformato una buona squadra in un Wunderteam senza paura e pronto a sovvertire ogni pronostico.

Pubblicato da: federicologiudice | 20 agosto 2014

Berlino si prepara alla finale mondiale 2014

Pubblicato da: federicologiudice | 30 luglio 2014

Un Tavecchio di troppo

Unknown

FEDERICO LO GIUDICE (freelance)

Essere o non essere. E’ questo il dilemma shakespeariano che sta vivendo il calcio italiano dal 24 giugno, giorno dell’eliminazione della Nazionale Azzurra al Mondiale brasiliano che ha portato alle contemporanee dimissioni del ct Cesare Prandelli e del presidente della Federazione Giancarlo Abete. Un doppio vuoto “costituzionale” per il calcio italiano che a metà agosto sarà colmato e dovrebbe, secondo intenzioni e programmi, rilanciare tutto il movimento.
Usare il condizionale è obbligatorio visto che l’uomo designato a ridare vitalità al nostro calcio è il 71enne Carlo Tavecchio, dal 1999 presidente della Lega Nazionale Dilettanti e dal 2009 vicepresidente della FIGC. É lui il favorito poiché oltre all’appoggio di 14 dei 20 club della Serie A (Juventus, Roma, Fiorentina, Sassuolo, Sampdoria e Cesena le contrarie), può contare su quello delle altre tre leghe che gli permetterebbe di avere la maggioranza dei voti e quindi di poter succedere a Giancarlo Abete. Tralasciando la sua gaf sui calciatori extracomunitari, logicamente grave e da condannare oltre che primo indizio sullo spessore del personaggio, e quella meno recente sulle donne (“Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili”), la domanda da farsi è se sia l’uomo giusto per ricoprire un ruolo così importante come quello della presidenza della FIGC. A leggere le dichiarazioni dei massimi esponenti del nostro calcio sembrerebbe di sì, ma se per una volta noi italiani ci fermassimo a riflettere capiremo subito che Carlo Tavecchio non può essere l’uomo a cui affidare il rilancio del nostro movimento calcistico.

Il primo motivo della sua ineleggibilità, e per il sottoscritto il più importante, è la sua fedina penale: Carlo Tavecchio è stato processato e condannato cinque volte. È stato condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuato in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’Iva, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, più multe complessive per oltre 7.000 euro (fonte Wikipedia).

Basterebbe questo, in qualsiasi paese in cui il concetto di moralità abbia ancora un peso, per estrometterlo dalla candidatura da una delle cariche più importanti e prestigiose dello sport italiano. Ma siamo in Italia, un paese la cui cultura è mafiosa perché nasce nel Palazzo, al servizio del Principe. Il Principe cambia, al suo posto arriva il Granduca, il Papa o il Partito. Tavecchio è un uomo che rappresenta fedelmente tutto questo (sarà un caso che fu un esponente della Democrazia Cristiana?) e un paese dove il carattere, l’integrità e la professionalità sono le uniche materie in cui si viene immancabilmente promossi senza esami. Tavecchio sembra il gran capo dei magliari parigini: ossia di quei piccoli truffatori degli anni ’30 che, vestiti da marinai britannici, vendevano di porta in porta le stoffe di Prato spacciandole per lane inglesi. A dimostrazione di questo c’è il suo programma che utilizza un’argomento in Italia largamente sfruttato nelle campagne elettorali e puntualmente accantonato una volta finite: quello dei giovani. E’ ironico che a uomo di 71 anni, ma in Italia non è l’unico, possa essere affidato il compito di svecchiare il Paese. E’ ironico perché un cambiamento radicale, e quello che riguarderà la struttura del calcio italiano dovrà esserlo, dovrebbe essere affidato a menti giovani, preparate e soprattutto ancorate alle nuove realtà sociali.

L’intenzione del signor Tavecchio è quella di creare dei centri di formazione federale che si estendano su tutto il territorio nazionale e gestiti dal centro tecnico di Coverciano dove far crescere la nuova generazione di calciatori italiani che, utilizzando le parole del candidato alla FIGC, “metteranno in condizione per la prima volta in Italia i giovani di non arrivare alle squadre di serie A per una stantia presenza grazie ai loro agenti”.
Ottimo progetto, ma solo sulla carta. Perché? Semplice. Per spiegarlo basta osservare ciò che è stato fatto in Germania, e a cui sembra ispirarsi il signor Tavecchio, a partire dal 2000. Il progetto della DFL, la lega calcio tedesca, è stato a lunga gittata, ponendo le basi dal reclutamento con alcune piccole, ma importanti, differenze rispetto all’idea proposta da Tavecchio.
La prima è l’introduzione dell’obbligo per tutte le società di Bundesliga e Zweite liga (la nostra serie B) di avere una squadra in ogni categoria giovanile a partire dagli under 12. Inoltre ogni club deve avere un team riserve o Amateure (idea questa bocciata da Tavecchio nonostante in Germania la seconda squadra rappresenti un importante bacino per il club) che giochi in una serie professionistica inferiore a quella in cui milita la prima squadra (il Bayern II gioca in Regionalliga) e non in categorie giovanili. Il mancato rispetto di questi vincoli comporta la revoca della licenza di partecipazione al campionato. Inoltre, per favorire la crescita dei giovani talenti tedeschi ogni formazione dall’under 16 in su deve avere in rosa almeno 12 giocatori candidabili a una maglia della nazionale di categoria. I risultati? I club hanno incominciato a investire tante risorse economiche che nel 2013 ha portato le società a spendere 80 milioni di euro nei settori giovanili (+3,3% rispetto al 2011/12), facendo lievitare a 820 milioni il totale dei fondi destinati alle accademie del calcio dal 2001. Una corsa a chi investe meglio aiutata concretamente anche dalla Federcalcio tedesca che intuendo la necessità di accorciare il gap tra le società (che per ovvie ragioni non possono avere la stessa forza economica) ha creato un fondo comune per aiutare i club come meno risorse. Risultati? Anche in questo caso sorprendenti: oltre la metà dei giocatori della Bundesliga sono tedeschi e spesso cresciuti in piccole realtà come Wolfsburg, Friburgo, Rostock e Mainz. A chi non rispetta questi parametri vengono tolti i finanziamenti. In Italia si avrà la capacità di fare lo stesso? La sensazione, conoscendo la nostra storia recente, è che non sia possibile. Da noi far rispettare le regole e le sentenze è ormai l’eccezione, anche grazie a un sistema dirigenziale dove i presidenti “lottano” per reclamare scudetti tolti, altri che danno sempre la colpa agli arbitri o ai complotti e a tutto ciò che non ha nulla a che fare con lo sport e con un sistema efficiente che faccia osservare regole e moralità.

La seconda “piccola” differenza riguarda proprio il come e il dove costruire questi centri di formazione. In Germania ce ne sono ben 366 e tutti moderni e di qualità, più 29 strutture di coordinamento a cui aggiungere i 2,5 milioni di euro investiti ogni mese (quindi 30 milioni l’anno) sul vivaio nazionale. Uno sforzo non indifferente per la federazione tedesca che ha trovato nell’Adidas un valido partner pronto a investire 25 milioni di euro all’anno fino al 2018. In Italia sarebbe possibile realizzare un modello del genere? E con che logica verrebbero suddivisi nel Paese questi centri federali visto che da noi tra Nord, Centro e Sud (Isole comprese come citava Aiazzone) esistono delle enormi differenze strutturali? Ma soprattutto, vista l’attuale crisi economica, dove verrebbero reperiti i fondi prima per realizzarli e poi per finanziarli? Se in Germania si è potuto realizzare questo “miracolo” è solo perché prima di dare fiato alle trombe si è progettato tutto con intelligenza e professionalità.
Caro signor Tavecchio, se il calcio tedesco gode di ottima salute non è solo per i suoi 366 centri di formazione. Non è una casualità che la Bundesliga con una media di 45.116 spettatori a partita (in Italia sono 22.493 mila) sia il campionato di calcio con il maggior seguito dal vivo e il secondo torneo al mondo dietro alla NFL (la lega del football americano). La dirigenza del calcio tedesco ha capito che occorreva valorizzare il suo prodotto per ricavarne degli utili da poter continuare ad investire. Per riuscirci ha fatto stadi nuovi che corrispondessero alle esigenze e alle tasche dei tifosi (cibo, bevande vendute all’interno delle strutture sono dei club) e tutelando il merchandising delle società che dalla vendita di magliette e gadget ottengono introiti importanti. Politiche che hanno permesso nell’ultima Bundesliga a 12 club su 18 di chiudere in attivo e di portare il giro d’affari complessivo del campionato in crescita per l’ottavo anno consecutivo. Etica, investimenti e progettazione: ecco signor Tavecchio il perché la Germania comanda nel calcio. Tre materie prime inesistenti nel nostro calcio dove i protagonisti sono una generazione di dilettanti e politicanti che conoscono tutte le teorie del tornio, ma non sanno come usarlo. E lei, egregio signor Tavecchio, ne è uno dei più tristi rappresentanti.

Pubblicato da: federicologiudice | 19 luglio 2014

Prima intervista di Ciro Immobile da giocatore del BVB

Pubblicato da: federicologiudice | 3 giugno 2014

I napoletani di Dortmund per Ciro Immobile (HD)

Mio servizio per Studio Sport andato in onda il 3 giugno 2014

Pubblicato da: federicologiudice | 3 giugno 2014

I napoletani di Dortmund per Ciro Immobile

Mio servizio per Studio Sport andato in onda il 3 giugno

Pubblicato da: federicologiudice | 3 giugno 2014

La nuova casa di Ciro Immobile (HD)

Ecco cosa attenderà Ciro Immobile la prossima stagione

Pubblicato da: federicologiudice | 3 giugno 2014

La nuova casa di Ciro Immobile

Ecco cosa attenderà Ciro Immobile la prossima stagione

Pubblicato da: federicologiudice | 31 maggio 2014

Bayern, la curva dei diritti

Mio servizio per Tiki-Taka del 17 febbraio 2014.

Older Posts »

Categorie