Pubblicato da: federicologiudice | 26 maggio 2013

Il Bayern sul tetto d’Europa

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Federico Lo Giudice

LONDRA Sul tetto d’Europa. Ribery e Robben regalano al Bayern il quinto trionfo nel torneo più prestigioso per club,  cancellando definitivamente la beffa della passata stagione all’Allianz Arena contro il Chelsea. Sono la coppia di esterni più forte al mondo a riportare a Monaco di Baviera e in Germania la Champions League dopo 12 anni. Sono il francese e l’olandese ha spegnere all’89’ il sogno di uno splendido Borussia Dortmund, che da Wembley esce a testa alta, ma anche con la consapevolezza di aver sprecato una ghiotta occasione per cambiare le proprie sorti e quelle della prossima Bundesliga.

SORTE Alla vigilia della finale di Londra, Jupp Heynckes aveva detto che la sua squadra era in credito con gli dei del calcio. Aveva ragione. Perché è proprio Robben che, dopo che lo scorso anno aveva fallito un rigore nella finale persa in casa contro il Chelsea, si rifà in grande stile segnando il gol che decide la finale tutta tedesca strappandosi di dosso l’etichetta di eterno perdente, del giocatore capace di vincere solo campionati e coppe nazionali e mai decisivo per un successo internazionale.

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DESTINO La notte di Londra, quindi, è bastata a Robben per cambiare il suo status sportivo: da perdente a König della Baviera. Un’incoronazione legata a un’episodio positivo, e il Bayern in questa Champions ne ha avuti parecchi a favore, che ha cambiato il futuro dell’olandese. Una sliding doors che per Robben si è aperta all’Allianz Arena il 2 aprile 2013, al 16° minuto della sfida di andata dei quarti di finale contro la Juventus: cioè nel momento in cui sostituì l’infortunato Toni Kroos. Un’istante che ha cambiato la stagione di Robben: dalla panchina in cui sembrava destinato a convivere per il resto dell’annata, visto le sue non esaltanti prestazioni, ad un posto da titolare garantito anche grazie alla duttilità di Thomas Müller capace di cedere la sua fascia destra all’olandese per sistemarsi tra lui e Ribery. Ma c’è anche un altro fattore che poteva “insospettire” e far intuire che questo poteva essere l’anno della rivincita per Robben: lui soggetto ad infortuni continui, dal quel 2 aprile sino a ieri sera a Wembley non è stato tradito dal suo fisico. Zero infortuni, nessun problema muscolare o anche il più piccolo fastidio fisico che poteva bloccarlo. Insomma, sembra proprio, come ha detto Heynckes, che all’improvviso la Dea bendata si sia accorta di essere in forte debito con Robben e il Bayern, e abbia deciso di pagare il suo debito nello stadio in cui i tedeschi hanno legato una parte della loro storia calcistica. In quel Wembley dove nella finale mondiale  del 1966 la rete fantasma di Geoff Hurst aprì la strada all’Inghilterra verso il suo primo ed unico titolo mondiale. In quel Wembley dove nel 1996 Oliver Bierhoff mise a segno il primo golden-gol della storia del calcio, che permise alla Germania di battere la Repubblica Ceca e conquistare il titolo europeo. O ancora in quel Wembley dove il 7 ottobre 2000 fu il tedesco Dietmar Hamann a realizzare l’ultima rete, che permise alla Germania di battere l’Inghilterra, nel vecchio impianto prima che fosse rimodernato.

PREMIO Ma quella di Wembley è stata anche la serata di Lahm e Schweinsteiger. I due nazionali tedeschi possono finalmente aggiungere nella loro bacheca personale, piena solo di titoli nazionali, un “major title“ che troppo volte avevano sfiorato sia con la maglia della Germania che con quella del loro Bayern. Le lacrime di gioia e liberazione di Schweinsteiger al fischio finale di Rizzoli, hanno confermato quanta tensione e timore c’erano nella testa e nelle gambe di una delle due bandiere del club bavarese. Due finali di Champions League perse negli ultimi 3 anni non erano un ricordo facile da dimenticare o nascondere in qualche angolino della propria memoria, ma ora faranno certamente parte di un passato che non ha più nessun valore.

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CONSACRAZIONE Ma il segreto del successo bavarese ha un nome ed è quello di Jupp Heynckes. Il 68enne di Mönchengladbach ha avuto l’abilità di dare le giuste motivazioni a una squadra psicologicamente distrutta dopo un’annata di secondi posti: in Bundesliga, in coppa di Germania e in Champions League. E’ stato eccezionale nel dare motivazioni e stimoli a una squadra che quest’anno in Bundesliga ha macinato tutti: 29 vittorie, 4 pareggi e una sola sconfitta con 25 punti di vantaggio sui campioni del Dortmund. Un condottiere che sabato prossimo a Berlino, finale di Pokal contro lo Stoccarda, potrebbe centrare quel triplete che nel 2010 il Bayern di van Gaal fallì per “colpa” di una doppietta dell’interista Milito. Per lui che a fine stagione terminerà il suo rapporto con il club di Säbenerstrasse, sarebbe il modo più bello per salutare: da vincitore e scrivendo il suo nome nella storia del Bayern. Intanto il suo nome è entrato in quella della Champions: insieme a Ernst Happel (Feyenoord 1970, Amburgo 1983), Ottmar Hitzfeld (Dortmund 1997, Bayern 2001) e José Mourinho (Porto 2004, Inter 2010) è il quarto tecnico ha vincere la coppa dalle grandi orecchie alla guida di due squadre diverse, oltre ad essere il 19° allenatore capace di vincerla per 2 volte. Herrn Heynckes, herzlichen Glückwunsch.

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